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Decreto mutui, c’è da preoccuparsi?

Nel corso della scorsa settimana, un decreto del Governo, mirante a modificare la disciplina dei mutui ipotecari ha scatenato il panico tra i consumatori, in particolare quelli che hanno in corso un mutuo per acquisto dell’appartamento in cui vivono.

Nella stesura originale del decreto mutui, era previsto che, se si fosse saltato il pagamento di sette rate di un mutuo garantito da ipoteca su un’abitazione, l’abitazione sarebbe diventata di proprietà della banca.

Veniva quindi saltato l’iter che prevede la vendita dell’immobile all’asta da parte del tribunale, con eventuale ricavo che andava a compensare il debito residuo.

Addirittura la prima stesura del decreto prevedeva che la banca, dopo essere venuta in possesso dell’immobile, ed averlo venduto direttamente senza passare per l’asta giudiziaria, se avesse realizzato un prezzo inferiore al debito residuo, rimanesse creditrice del cliente per la differenza.

In parole povere, se avessi in corso un mutuo per 100.000 €, di cui mi rimanessero da pagare 50.000 €, e saltassi sette rate, la banca verrebbe in possesso della mia abitazione e la venderebbe direttamente per suo conto. Se avesse venduto l’abitazione per 45.000 €, io cliente sarei rimasto senza casa e ancora in debito per 5.000 €. Una mostruosità, per non parlare dell’incostituzionalità vera e propria se si fosse applicato il cambio di condizioni ai mutui già in essere.

Le modifiche adottate in seguito alle proteste delle opposizioni
I partiti di opposizione, in particolare il M5S hanno attaccato duramente il decreto, costringendo il governo a ritrattare sugli aspetti più controversi.

Andiamo a riassumere per punti:

  • La riforma non si applica ai mutui già in essere, nemmeno in caso di surroga, ossia se chiudo il mutuo in anticipo con un nuovo mutuo concessomi da un altro istituto
  • La riforma si applica solo ai nuovi mutui, e solo come opzione che la banca può sottoporre al cliente, immagino in cambio di un interesse più basso
  • In caso che la banca venga in possesso dell’immobile, e lo venda ad un prezzo inferiore al credito residuo, dovrà “accontentarsi” di quanto realizzato, senza che il debitore rimanga obbligato per la differenza
  • In caso la banca riuscisse a vendere l’immobile per una cifra superiore al debito residuo, è obbligata a girare al cliente la differenza
  • Le rate non pagate dopo le quali la banca acquisisce l’immobile sono 18 e non più 7.

Per riassumere, la protesta delle opposizioni ha subito costretto il governo alla ritirata. Rimane strano che per una materia che non rivestiva carattere di urgenza, il governo sia ricorso al Decreto, piuttosto che al normale iter del disegno di legge.

Ho un mutuo in essere: devo preoccuparmi?
Per rispondere al titolo, chi ha un mutuo in essere non deve preoccuparsi. Non cambiano le condizioni. Chi si appresta a stipularne uno nuovo si vedrà proporre, magari come condizione “obbligatoria” per ottenere la delibera, questa clausola.

Non si tratta di una condizione fuori dal mondo, così come è stata riformulata. Per certi versi può persino convenire smettere di pagare il mutuo se si riscontra che l’abitazione è crollata di valore e vale meno del debito residuo che dobbiamo pagare. Al limite la banca si approprierà dell’immobile, mentre a me cliente può convenire trovare una sistemazione alternativa in affitto.

Chi si accinge ad acquistare un immobile tramite mutuo deve piuttosto pensarci bene considerando la situazione economica generale:

  • Sono sicuro che non perderò il lavoro nei prossimi 30 anni?
  • Sono sicuro che le imposte dirette o indirette sulle abitazioni non andranno a distruggere il valore dell’abitazione che sto comprando?
  • Sono sicuro di essere al riparo da pretese dell’Agenzia delle Entrate che possano mettere in pericolo le mie proprietà (auto, case, etc.)?

Domande che bisognava porsi anche prima, per carità, ma che nella situazione economica attuale diventano fondamentali prima di assumersi un debito trentennale.

Credit foto: elena-t / Shutterstock

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