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Decreto Salva-Banche, intervista esclusiva a un risparmiatore: “Non siamo stati messi al corrente di questioni importanti”

Il decreto Salva-Banche continua a far discutere, al punto che proprio poche ore fa lo stesso ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha dichiarato che Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti potrebbero aver venduto dei prodotti di cui non comprendevano i rischi, facendo subire ai risparmiatori in qualche modo una truffa. Per capirne di più, abbiamo intervistato Mauro Marturano, uno degli amministratori della pagina Facebook “Vittime del Salva-Banche”. Il dott. Marturano è un insegnante di matematica in un liceo di Valencia, ma la sua famiglia – tuttora residente a Milano – ha acquistato azioni da una delle banche coinvolte.

Visto che è tra gli amministratori del gruppo Facebook, riesce a spiegarmi a che titolo è coinvolto in quello che è successo nelle ultime settimane?
“La mia famiglia ha investito in azioni della Banca Popolare dell’Etruria; indirettamente, sono uno degli azionisti di questa banca. Io credo che i risparmiatori siano stati “oggetto” di azioni non proprio legali, e con l’ultimo decreto sono morte tutte le nostre speranze. I politici ci continuano ad additare come speculatori, ma non non riusciamo a capire il perché di questa definizione: ci sono persone che avendo dei risparmi a disposizione, anziché comprarsi seconde case, preferiscono acquistare azioni e obbligazioni. Essere demonizzati come “speculatori” sia dai mezzi di informazione, che evidentemente non conoscono la materia, sia dai politici, è semplicemente ridicolo.”

In che senso siete stati truffati? Le spiego: non c’è stata una corretta informazione da parte delle banche nel momento in cui avete acquistato azioni e obbligazioni?
“Io sono convinto che noi, essendo piccoli risparmiatori, dovremmo essere tutelati dalle istituzioni. In riferimento alla Banca dell’Etruria, ovvero al mio caso, si sono verificate delle situazioni provate poco chiare. Le faccio alcuni esempi. L’anno scorso Bankitalia invitò la Popolare dell’Etruria ad aggregarsi: ci fu un’offerta della Popolare di Vicenza a 1 euro per azione, la Banca d’Etruria era stata fortemente caldeggiata da Bankitalia ad aggregarsi, ma gli amministratori delegati non accettarono l’offerta della Popolare di Vicenza. D’altra parte la Popolare di Vicenza fece un’offerta alquanto strana di 217 milioni di euro: quindi qualcuno ci dovrebbe spiegare come facesse – appena un anno fa – a fare un’offerta del genere e poi, solo a distanza di 12 mesi, a non essere in grado di pagare le obbligazioni e avere seri problemi anche con gli azionisti. Seconda questione: in quel semestre sono circolate delle voci su una possibile vendita, ci fu una grande società che si chiama Kairos che iniziò uno “short”, ovvero una scommessa al ribasso, iniziando a scommettere pesantemente al ribasso sulla Popolare dell’Etruria. Evidentemente, se loro non avessero avuto notizie sul fatto che l’offerta sarebbe stata rifiutata, non avrebbe avuto nessun senso. Terza questione: l’11 agosto 2014 Mediobanca ricevette un mandato da parte della Banca dell’Etruria di essere advisor per la vendita della società, ovvero trovare qualcuno che aggregasse questa piccola realtà toscana. Mediobanca era contemporaneamente in posizione “short”, ovvero scommettitrice al ribasso sulla Popolare dell’Etruria, e al tempo stesso mandataria. Quindi la Consob mi dovrebbe spiegare come questo sia possibile: Consob e Bankitalia, evidentemente, non hanno fatto nulla. Già anni fa Bankitalia sapeva delle condizioni in cui versavano le banche coinvolte, ma non disse nulla: la mia famiglia, ad esempio, comprò le azioni il 28 dicembre 2013, ma era già noto da giorni quali fossero le condizioni difficili di Banca Etruria” (n.d.r.: segnaliamo ai lettori che la fonte è Il Fatto Quotidiano, articolo datato il 17 dicembre 2015, dove viene citata la lettera del 3 dicembre dello stesso anno in cui il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco denuncia al consiglio di amministrazione di Banca Etruria “il progressivo degrado” dell’istituto di credito)

Voi non siete stati informati, quindi?
“Quando uno compra delle azioni deve essere informato; noi firmiamo dei documenti nei quali dichiariamo di essere informati. Legalmente, avremmo dovuto esserlo, ma di fatto non siamo stati messi al corrente delle tre questioni di cui le ho parlato. E’ chiaro?”

Sì, certo. Le avevo fatto questa domanda perché ho letto su diverse fonti di informazione dell’ipotesi che siate stati spinti in modo inconsapevole ad acquistare obbligazioni subordinate.
“Io sono azionista, ma penso di poter parlare anche a nome degli obbligazionisti: non ci sono differenze. Queste banche davano dei crediti a molte imprese con l’impegno da parte delle stesse imprese di comprare dei pacchetti di obbligazioni e anche di azioni. E’ evidente l’enorme conflitto di interessi: una banca non può dare credito a una società che ne ha bisogno, solo se quella società diventa acquirente di obbligazioni. Ci sono testimonianze anche da parte dei direttori delle filiali. Volevo anche dirle che il termine “rimborsato” non mi piace, pur non facendomi portavoce degli interessi di tutti i membri della pagina Facebook: quando uno compra obbligazioni, è evidente che ci siano dei piccoli rischi, ma il problema vero è che non c’è stata chiarezza riguardo a quello che ruotava attorno a queste banche. Consideri che noi azionisti eravamo pronti a fronteggiare un aumento di capitale, ma non è stato possibile effettuarlo solo perché Bankitalia e il commissariamento hanno di fatto bloccato la possibilità che la banca avesse un aumento di capitale.”

Che cosa chiedete, quindi?
“Gli obbligazionisti vorrebbero obbligazioni zero coupon per recuperare tra 10 anni il capitale perso e gli azionisti vorrebbero un “warrant” che ci permetterebbe di rientrare nelle nuove banche. Le banche hanno gli stessi pc, le stesse filiali, lo stesso patrimonio, quindi non è stato un fallimento: un fallimento comporta una messa in liquidazione, una vendita degli assett, un rimborso in ordine di priorità di obbligazionisti senior, subordinati e infine azionisti. Ma noi non abbiamo assistito a un fallimento: le banche non hanno mai chiuso.”

Che cosa domandate al Governo?
“Io, in tutta onestà, non so nemmeno perché stiamo interloquendo con il Governo. Noi dovremmo parlare con le banche, che non sono state nazionalizzate ma rimangono istituti privati. Bisogna interagire con Bankitalia e con le nuove banche per chiedere di avere delle obbligazioni – per gli obbligazionisti – e delle azioni a titolo gratuito da parte delle nuove banche. Io, ad esempio, dovrei avere nuove azioni della Banca d’Etruria, eventualmente apportando un aumento di capitale, lo stesso che non mi hanno permesso di fare dopo il commissariamento.”

Domenica avete in programma una forma di protesta fuori della Stazione Leopolda?
“Per quanto ne so io, assolutamente sì. Anche se i politici non parteciperanno: quando ci sono i problemi veri da risolvere non si presentano, è più facile andare a parlare in televisione.”

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In apertura foto di Wolfilser/Shutterstock.com

Written by Corinna Garuffi

Trentun anni, laureata in Scienze della Comunicazione, lavora da anni nel sociale. Da sempre alla ricerca di notizie inerenti al mondo del volontariato e alle opportunità offerte dell’Unione Europea, è anche appassionata di fotografia, arte e cucina. Indossa per la prima volta le vesti di blogger.

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