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Delitto Cogne 30 gennaio 2002: Anna Maria Franzoni uccide il figlio di 3 anni

Il 30 gennaio 2002, esattamente 15 anni fa, il piccolo Samuele Lorenzi veniva ucciso nel letto della sua casa a Cogne, per la giustizia italiana dalla madre, Anna Maria Franzoni. La donna è stata condannata in via definitiva a 16 anni di reclusione, ridotti poi a 13 in virtù delle attenuanti generiche. Il bimbo di appena 3 anni fu massacrato con 17 colpi alla testa inferti con un oggetto contundente mai ritrovato dagli inquirenti. Anna Maria Franzoni ha sempre negato ogni addebito e non ha mai confessato il delitto. Quello di Cogne fu un omicidio divenuto in tempi brevi un ‘caso mediatico’, anche per la scelta della donna di concedere diverse interviste televisive per difendersi e raccontare davanti alle telecamere la sua versione dei fatti. Una vicenda cruenta, questa, che colpì profondamente l’opinione pubblica, divisa tra colpevolisti e innocentisti.

Alle 8:28 del 30 gennaio la Franzoni chiamò il 118 chiedendo intervento immediato perché al figlio Samuele era “scoppiata la testa” e “vomitava sangue”, subito dopo la donna convocò in casa il suo medico personale, Ada Satragni, che di sua iniziativa prima dell’arrivo dei soccorsi, spostò dal letto il bimbo agonizzante, gli pulì il capo gravemente ferito dai colpi inferti, trasportandolo fuori casa nonostante il freddo, su una barella improvvisata, alterando irrimediabilmente la scena del delitto. Il medico parlò inizialmente di una possibile “apertura della testa” causata dal pianto disperato del bambino, ma i sanitari del 118 già da un primo esame delle ferite capirono subito che il bambino era stato vittima di un deliberato atto di violenza e chiamarono subito i carabinieri.

Tutti gli elementi repertati dalla Scientifica nei sopralluoghi effettuati nella villetta a Cogne portarono immediatamente ad Anna Maria Franzoni: numerose macchie di sangue a schizzo sul suo pigiama (elemento che subito fece ipotizzare che la donna lo indossasse al momento dell’omicidio) trovato parzialmente nascosto tra le coperte del letto e solo diverse ore dopo il delitto. Sulla maglia del pigiama furono inoltre rinvenuti frammenti ossei e materia cerebrale della vittima. Ulteriori macchie di sangue del piccolo Samuele furono rinvenute sulle suole e all’interno degli zoccoletti indossati dalla Franzoni. Fuori dalla camera da letto, scena del crimine, nessuna traccia di sangue o impronte che potessero essere ricondotte al passaggio di un intruso in fuga.

Inizia il processo e nel 2004 Annamaria Franzoni venne condannata in primo grado con rito abbreviato a 30 anni di reclusione. Nel 2007 la Corte d’Assise d’appello di Torino condannò l’imputata a 16 anni di reclusione, con riduzione della pena rispetto al primo grado dovuta alla concessione delle attenuanti genericheNel 2008 la Cassazione confermò la condanna d’appello e la sera stessa della condanna definitiva la Franzoni fu arrestata e condotta in carcere. La Franzoni, imputata nel 2009 nell’inchiesta bis sul caso, fu anche condannata nel 2011 ad un anno e quattro mesi per i reati di calunnia contro Ulisse Guichardaz e per frode processuale, condanna poi prescritta nel 2014 dalla Corte d’appello di Torino.

Nel giugno 2014, dopo 6 anni di detenzione, Annamaria Franzoni viene scarcerata sulla scorta di una perizia psichiatrica che escludeva categoricamente il rischio di recidiva per la donna, che già da tempo stava godendo del beneficio del lavoro all’esterno del carcere e di permessi premio che le permettevano di uscire periodicamente dal penitenziario per stare con la famiglia. Ci fui poi il ricorso della Procura di Bologna contro la concessione dei domiciliari, accolta dalla Corte di Cassazione nel 2015. Tuttavia il 28 aprile 2015 il Tribunale di sorveglianza di Bologna decide di prorogare i domiciliari per la Franzoni, che continua a scontare nella sua casa di Ripoli Santa Cristina. Nell’aprile 2016 il Tribunale di sorveglianza rigetta la richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali presentata dai legali di Annamaria Franzoni.

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