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Delitto di Cogne, 13 anni dopo: misteri e retroscena del caso giudiziario che ha tenuto l’Italia col fiato sospeso

Sono passati 13 anni da quel 30 gennaio 2002, quando a Montroz, frazione di Cogne nel valdostano, venne ritrovato senza vita il corpo del piccolo Samuele Lorenzi, di appena tre anni. Ma che cosa resta oggi del delitto di Cogne, il caso giudiziario che ha tenuto con il fiato sospeso l’Italia, dividendola – in un primo momento – tra innocentisti e colpevolisti? A sette anni dalla sentenza della Corte di Cassazione, che ha stabilito in via definitiva la colpevolezza di Annamaria Franzoni, madre della vittima, sono ancora diversi i misteri su cui gli inquirenti non sono riusciti a far luce, e altrettanti i retroscena: ripercorriamoli insieme.

  • L’impossibilità di individuare con certezza l’arma del delitto ha valso al caso l’etichetta di “delitto perfetto”: sul capo della vittima alcune microtracce di rame hanno fatto ipotizzare l’utilizzo di un corpo contundente fatto di questo materiale (probabilmente un mestolo?), ad oggi non pervenuto nonostante le incessanti ricerche.
  • La personalità di Annamaria Franzoni rimane un mistero insondabile, su cui a lungo si sono interrogati esperti e non, sollevando una grande curiosità mediatica. Tra le frasi raccolte da testimoni che più di ogni altre impressionarono l’opinione pubblica, la richiesta choc della Franzoni fatta al marito mentre il bambino veniva trasportato all’ospedale in elicottero: “Facciamo un altro figlio, mi aiuti a farne un altro?“. Ma sono le parole del professor Ugo Fornari, uno dei massimi psichiatri esperti di omicidio d’impeto, a confermare che la “mente della donna rimane un mistero” perchè lei stessa “rimuovendo completamente qualunque ricordo legato al delitto” ha impedito a chiunque di esplorarne la psiche.
  • Tra i retroscena del delitto di Cogne, forse non tutti sono a conoscenza dei numerosi tentativi di depistaggio messi in atto dalla famiglia: alcune intercettazioni telefoniche hanno permesso di rilevare le accuse che la donna, il marito e alcuni parenti, tra cui lo stesso padre della Franzoni, avrebbero fatto nei confronti di cinque persone del paese, intimandoli a confessare; in un’altra intercettazione, il padre ed il marito della Franzoni avrebbero paventato l’ipotesi di far ritrovare un martello nel terreno dei vicini, con l’obiettivo di sviare le indagini ed eventualmente far credere agli inquirenti che si trattasse dell’arma del delitto. I tentativi di depistaggio culminano nel luglio 2014 nella denuncia sporta da Annamaria Franzoni e il marito Stefano Lorenzi contro Ulisse Guichardaz, un vicino di casa al quale la donna attribuì intenzioni modeste; ma l’uomo confermò sempre lo stesso alibi, che venne ritenuto veritiero dagli inquirenti e costò ai coniugi Lorenzi un’accusa di calunnia. Alcuni sospetti si  riversarono anche sulla compaesana Daniela Ferrod, accusata di guardare in modo pesante la Franzoni e additata come possibile colpevole.
  • Nel 2006 altro colpo di scena: Annamaria Franzoni racconta al mondo la sua versione dei fatti del delitto di Cogne nel libro “La mia verità”, negando di aver esplicitamente accusato Ulisse Guichardaz di essere l’assassino del figlio.
  • La Franzoni non ha ancora saldato il conto all’avvocato Taormina, che pure l’ha difesa in sei anni di processi: proprio lo scorso luglio il legale ha denunciato alla trasmissione radiofonica La Zanzara di Radio 24 di non aver ricevuto la “parcella” dalla donna, che gli dovrebbe quasi un  milione di euro (771 mila euro più gli interessi maturati). Richiesta alla quale i coniugi Franzoni non hanno mancato di rispondere.
  • Ma ora cosa fa Annamaria Franzoni? Il 26 giugno 2014 vengono concessi gli arresti domiciliari alla donna, a seguito di una perizia psichiatrica che esclude il rischio di recidiva. Dopo essere stata accolta nella cooperativa sociale di don Giovanni Nicolini, dove ha trascorso il tempo cucendo borse, ora la Franzoni è di nuovo a casa a Bologna e ha ricominciato a fare la madre. Lasciandosi, ammesso che sia possibile, il delitto di Cogne alle spalle.

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