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Delitto Novi Ligure, Erika e Omar: dubbi sul movente mai davvero chiariti

A sedici anni dall’efferato delitto di Novi Ligure, costato la vita a Susi Cassini e il figlio 11enne Gianluca, la trasmissione Mattino 5 è tornata a parlare del caso, mandando in onda un’intervista fatta nel 2011 da Matrix a Omar Favaro, responsabile con Erika De Nardo – rispettivamente figlia e sorella delle vittime – del duplice omicidio.

Parole che ancora sconvolgono quelle del ragazzo, e che gettano dubbi sul vero movente del delitto, a quanto pare non ben chiaro nemmeno a lui a distanza di anni. Omar non avrebbe impedito, pur potendolo fare, all’allora fidanzata Erika di mettere in atto il suo folle piano: uccidere i suoi familiari, che odiava. “Perché avevo paura di rimanere solo, se non l’avessi assecondata mi avrebbe lasciato”.

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“Per anni, ho sentito, nei miei incubi, la urla del piccolo Gianluca e la voce della madre di Erika che perdonava la figlia”. Non ho provato a fermarla” dichiarò Omar in quella intervistaRicordo che camminavo avanti e indietro nella zona della cucina, non guardavo nemmeno e sentivo quelle parole. Mi pesa il fatto di non aver avuto la forza molto prima dell’omicidio di farle capire che cosa stavamo andando a fare”. 

Un movente, quello di Erika De Nardo, forse mai davvero chiarito: Io non volevo far del male a nessuno. Lei aveva le sue motivazioni, era arrabbiata e odiava. Io l’ho aiutata soltanto per non essere abbandonato da lei. Erika mi diceva che voleva stare con me. A quel tempo queste motivazioni mi andavano bene. Oggi dico che c’è qualcos’altro che non so. Non posso saperlo ma non sono motivazioni che possono scatenare un odio così forte”.

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