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Delitto Pasolini, l’avvocato: “Salò o le 120 giornate di Sodoma causa della sua morte?”

Il Delitto Pasolini è uno dei misteri irrisolti degli anni bui italiani. Nella giornata di oggi, in occasione di un’intervista rilasciata a Radio Cusano Campus, l’avvocato della famiglia Pasolini, dottor Maccioni, ha colto l’occasione per tornare a parlare della morte del compianto artista romano: “Pasolini è stato ucciso per quello che aveva scoperto, per quello che diceva e scriveva sui principali giornali italiani. Era arrivato a dei documenti evidentemente troppo importanti. E poi rimane il giallo del furto delle pellicole del film ‘Salò e le 120 giornate di Sodoma’: un film a cui Paolini teneva moltissimo. Non a caso dall’ultima inchiesta (quella di 5 anni dal 2010 al 2015 poi archiviata ndr) emerge che molto probabilmente Pasolini fu attirato in una trappola proprio con la scusa di restituirgli quelle pellicole, perché non si va all’idroscalo di Ostia per consumare un rapporto sessuale partendo dalla Stazione Termini. Pelosi fece da esca.”

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Dunque, secondo l’avvocato Maccioni , Pasolini sarebbe stato ucciso all’idroscalo di Ostia poiché attirato da una trappola: “Non dimentichiamo che Pelosi conosceva Pasolini da tempo, non lo conobbe certo la sera dell’omicidio. Purtroppo però  tutti questi dettagli nel primo processo non vennero fuori, tutti si adagiarono su una verità precostituita facendo passare il delitto Pasolini come un delitto a sfondo sessuale. Quindi, risaliamo agli esecutori materiali dell’omicidio, poi arriveremo a scoprire anche il movente e il mandante o i mandanti del delitto Pasolini.” Il caso Pasolini potrebbe essere riaperto secondo il dottor Maccioni “È importante riaprire il caso grazie a una traccia verosimilmente ematica trovata sulla maglia intima di lana a maniche lunghe di Pino Pelosi. Quella traccia attesta in maniera inconfutabile che almeno una terza persona oltre a Pelosi e Pasolini era presente all’idroscalo di Ostia nella notte in cui il poeta fu ucciso.” Per il legale, secondo quanto raccontato ai microfoni di Radio Cusano Campus, bisogna: “Indagare sulla malavita dell’epoca e su quelli che erano i componenti della neonascente Banda della Magliana cioè quelli che erano gli eredi della Banda dei Marsigliesi. Ricordiamo che l’autista dei Marsigliesi Antonio Pinna fu in qualche modo coinvolto nel delitto Pasolini prima di sparire misteriosamente pochi mesi dopo l’uccisione del poeta. D’altronde, le testimonianze dell’epoca e quelle successive, portano tutte allo stesso punto: quella notte all’idroscalo di Ostia quando Pasolini veniva ucciso c’erano più persone. E questo in qualche modo inizialmente lo dissero anche i giudici. Ma le dichiarazioni a distanza di 40 anni non sono sufficienti a sostenere l’accusa in giudizio.”

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Ma cosa dobbiamo sapere su “Salò o le 120 giornate di Sodoma“, film che in quegli anni causò scalpore per le immagini e le tematiche trattate? La pellicola è ambientata nel periodo che va dal 1944 al 1945 nella terra della Repubblica di Salò, ovvero nel nord Italia, zona occupata dai nazifascisti. Quattro uomini di rango sociale molto alto (il Duca, il Monsignore, Sua Eccellenza e il Presidente) si riuniscono in una elegante residenza insieme a quattro donne meretrici, non più giovani, dopo aver portato con sè un gruppo di ragazze e ragazzi reclutati dopo varie imboscate. I giovani dovranno sottostare alle volontà sessuali dei loro padroni, finendo per essere brutalmente uccisi. Il film è suddiviso in 4 gironi: l’Antinferno, il Girone delle Manie, il Girone della Merda e il Girone del Sangue. La pellicola uscì dopo la morte del regista e scatenò le reazioni negative dell’opinione pubblica, che vide in esso una feroce provocazione. Per tale motivo nel 1976 fu sequestrata e il produttore processato per oscenità e corruzione di minori.

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