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Prima della Scala 2016: Madama Butterfly, trama, curiosità e storia

PRIMA DELLA SCALA 2016: MADAMA BUTTERFLY TRAMA E CURIOSITA’
La prima della Scala è uno degli eventi cultural-mondani più importanti e sentiti dal Paese. Quest’anno si è scelto di aprire la stagione 2016 con l’opera di Giacomo PucciniMadama Butterfly“. Sono tantissimi, non soltanto melomani, ad essere incuriositi o affascinati da questo libretto. Ecco la trama, le curiosità e la storia di quest’opera.  “Madama Butterfly“è un’opera in tre atti il cui libretto è stato scritto da Giuseppe Giacosa e rappresentato per la prima volta nel 1904. Ironia della sorte il debutto avvenne proprio durante la Prima della Scala di quella stagione: si trattò di un fiasco clamoroso. Puccini stesso così descrisse la sua amarezza “con animo triste ma forte ti dico che fu un vero linciaggio. Non ascoltarono una nota quei cannibali. Che orrenda orgia di forsennati, briachi d’odio. Ma la mia Butterfly rimane qual è: l’opera più sentita e suggestiva ch’io abbia mai concepito. E avrò la rivincita, vedrai, se la darò in un ambiente meno vasto e meno saturo d’odi e di passioni”.

DI COSA PARLA LA MADAMA BUTTERFLY
Aveva ragione, la rivincita sarebbe arrivata, eccome se sarebbe arrivata. Soltanto tre mesi dopo, con qualche piccola modifica, l’opera venne riproposta a Brescia e fu trionfo. Veniamo alla trama di quella che viene chiamata una “tragedia giapponese”. Nagasaki, inizio del Novecento, Pinkerton brillante e avventuroso ufficiale della marina degli Stati Uniti, sposa – quasi per gioco – una bellissima geisha quindicenne di nome Cho Cho-san che significa proprio Madama Farfalla.  L’uomo, dopo poco, ripudia quelle nozze celebrate per un atto vanesio e torna in patria, abbandonando la giovanissima sposa incinta. Nonostante questo, la sua giovane Butterfly, manifesta un’incrollabile certezza circa quell’amore e il ritorno del marito.

STORIA E CURIOSITA’ SULLA MADAMA BUTTERFLY
Pinkerton dopo tre anni tornerà a Nagasaki ma non da solo, bensì in compagnia di una donna, la sua nuova moglie, regolarmente sposata negli Stati Uniti. Lo scopo di quella visita non è certo l’amore riscoperto per la piccola giapponese, ormai cresciuta, bensì per prendersi il bambino, della cui esistenza è stato messo al corrente dal console Sharpless, portarlo con sé ed educarlo all’occidentale. In quel momento Butterfly è obbligata a comprendere quanto ingenuo e illuso è stato il suo amore per il bell’ufficiale. In un crescendo di emozioni e strazio la donna decide di mettere fine alla propria vita, tagliandosi la gola con un coltello ereditato dal padre, compiendo il jigai. Troppo tardi il marito fedifrago si insospettisce e corre nella stanza in cui si è consumato il suicidio. Trova Butterfly, ormai senza vita, e il loro bambino bendato, intento a giocare con una bambola e una bandiera statunitense. Nonostante Puccini fece molte ricerche al fine di costruire degnamente e precisamente questo monumentale lavoro, le usanze e molte tradizioni nipponiche vennero del tutto stravolte per esigenze sceniche. Un’altra curiosità è nell’inno americano che si ode, più volte, nelle arie dell’opera. In realtà, quando Puccini compose le musiche inserendo quella citazione non stava riprendendo l’inno ufficiale degli Stati Uniti, bensì quello della Marina Militare. Sarà soltanto nel 1931, mediante ufficializzazione voluta dal Congresso, che questa sinfonia diverrà ufficialmente l’Inno degli Stati Uniti d’America. Quando si dice essere lungimiranti…

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