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Dipendenza da serie tv: esiste eccome, ecco cosa succede al nostro cervello

All’inizio fa sorridere quando ti trovi a guardarti 5 puntate di fila in notturna della tua serie tv preferita: benedici chiunque abbia inventato lo streaming e speri che gli autori della tua serie feticcio abbiano in dono l’immortalità. Spesso, però, l’attaccamento per questa tipologia di intrattenimento seriale sfocia in una e vera dipendenza che può compromettere seriamente la qualità della vita. Nel peggiore dei casi, l’astinenza, può portare a sintomi depressivi complessi e atteggiamenti ossessivi.

Partiamo da uno studio del sociologo Joshua Meyrowitz che definisce il processo di affezione che l’individuo sviluppa verso i propri beniamini come “teleamicizia“. I personaggi verrebbero percepiti come un simulacro di persone reali che conosciamo a fondo perché abbiamo la facoltà di spiare le loro vite fittizie; quindi finiamo per dedicare loro tempo e pensieri rendendoli, inevitabilmente, tangibili e affezionandoci in modo concreto.

Si è riconosciuto alle serie tv un valore personale identitario (per gli spettatori più giovani), uno legato al gruppo sociale (social, forum, fanzine) e uno di natura empatica (piacere di piangere). La ricerca di emozioni è ciò che muove le persone che si affezionano alle serie tv. Svariate ricerche testimoniano come personalità schizoidi ed evitanti siano particolarmente a rischio dipendenza perché, rifiutando o vivendo con difficoltà l’interazione sociale, trovano un rifugio ideale e una modalità di esperire determinate emozioni, non fosse che per procura. Uno studio della Ohio State University ha analizzato i sintomi che la fine della propria serie tv preferita può scatenare: depressione, affaticamento e senso di abbandono e smarrimento paragonabili alla fine di un amore.

 

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