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Diritto di recesso, ultime novità: 14 giorni per i consumatori

Da oggi 14 giugno, in merito alla direttiva sui diritti dei consumatori del 2011,  entrerà in vigore una normativa volta a migliorare la tutela dei consumatori (d.lgs. N. 21 del 21 febbraio 2014) che ha di fatto modificato la modalità contrattuale di pagamento per tutti i contratti di acquisto effettuati a distanza, dallo shopping on line e per telefono a quello esercitato fuori dai locali commerciali. Il diritto di recesso, che fino a ieri aveva avuto la durata di 10 giorni lavorativi a decorrere dal giorno dell’acquisto di una merce, è stato esteso fino a 14 giorni solari. L’allungamento del termine per recedere dai contratti sottostà comunque a precise regole da rispettare.

diritto di recesso

Se ad esempio decidiamo di comprare un prodotto propinatoci da un abile venditore porta a porta, che con la sua loquela e spiccate doti persuasive ci ha convinto della sua indispensabilità, possiamo in un secondo momento cambiare idea, e recedere dal contratto sottoscritto. In questo specifico caso lo si può fare senza incorrere in alcuna penale o senza dover fornire alcuna giustificazione. Sarà quindi possibile sottrarsi dagli obblighi previsti dal contratto e dal pagamento del prezzo pattuito. Il termine ultimo da rispettare perché l’operazione vada a buon fine, da oggi sarà quindi più lungo: 14 giorni solari anziché i precedenti 10 lavorativi. Una normativa che uniforma la disciplina contrattuale italiana a quella europea, che permetterà agli utenti italiani che acquistano online, magari da un sito francese o tedesco, di considerare come tempo utile per un eventuale recesso il periodo di 14 giorni, che d’ora in poi varrà ugualmente in qualunque Paese dell’UE.

Il periodo di tempo per ‘ripensarci’ decorre dal giorno della conclusione del contratto, se si tratta di servizi; dal giorno di consegna della merce, nel caso di vendita di beni. La normativa prevede che il recesso sia esplicitamente comunicato per posta, preferibilmente tramite raccomandata o eventuale mail o fax. Il venditore avrà dunque l’obbligo di rimborsare tutti i pagamenti già fatti dall’acquirente, utilizzando il suo stesso metodo di pagamento, incluse le spese di consegna della merce. Il consumatore, invece, dovrà sostenere i costi della restituzione. C’è un altro aspetto della compravendita che non va affatto trascurato: il commerciante ha l’obbligo di dare al consumatore tutte le informazioni relative al diritto di recesso, prima che sia stipulato un qualunque contratto. Qualora non lo facesse, il termine per le rescissione potrebbe essere esteso fino ad un anno e 14 giorni. In tal caso si tratterebbe di violazione degli obblighi informativi da parte sua, e il consumatore allora non dovrebbe sostenere nemmeno il costo della restituzione della merce. Ci sono dei casi in cui però la possibilità di recedere non è prevista dalla legge. Si tratta di particolari contratti con i quali si vendono servizi o beni personalizzati o “su misura”, beni deperibili, sigillati per motivi igienici e magari già aperti dal consumatore; ancora, contratti di fornitura di registrazioni audio e video e simili.

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