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Dirotta su Cuba, il gran ritorno: “Oggi pensiamo solo alla musica, Sanremo? Chi lo sa” [INTERVISTA]

Mancavano dalla scena musicale da ormai troppo tempo. E adesso, finalmente, sono tornati in pista. Parliamo dei Dirotta su Cuba, gruppo musicale italiano fondato a Firenze nel 1989 da Rossano Gentili e Stefano De Donato, ai quali si unì l’anno successivo la cantante Simona Bencini. All’attivo sette album lavorati in studio con l’ultimo, Studio Sessions Vol.1, uscito da pochissime settimane e che può vantare, al suo interno, collaborazioni di livello come Mario Biondi e Fabrizio Bosso. Il nuovo lavoro discografico è una rivisitazione del disco di maggior successo, dal titolo Dirotta su Cuba, pubblicato nel 1994. A raccontare le emozioni e le sensazioni di questo grande ritorno, dopo due anni di tour in giro per l’Italia, è stato Stefano De Donato, frontman del gruppo fiorentino. Di seguito, l’intervista concessa ai microfoni di UrbanPost.it

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Studio Sessions Vol.1, ci racconti come è nata l’idea di incidere questo nuovo album?
“Questo nuovo album nasce dal bisogno, perché quando rivedi da lontano le cose che abbiamo fatto, lo fai con occhi diversi. Da quando ci siamo riuniti abbiamo avuto, come primo obiettivo, quello di curare il fattore umano: abbiamo fatto tanti live, due anni pieni, il ventennale dall’uscita dell’album di esordio ci ha dato un grande riscontro, forse inaspettato. Abbiamo pensato, così, di riproporre le nove canzoni in una versione del tutto nuova: non era un qualcosa di programmato, ma dopo il grande successo dell’Umbria Jazz con tre date sold-out abbiamo stabilito di fare questo per qualcosa che potesse rimanere. Oggi siamo tornati, dopo aver appianato tutti gli spigoli di anni fa, abbiamo ricevuto attestati di stima da parte di tutti, colleghi ed amici, ci hanno detto come il nostro primo disco sia stato molto importante per la musica.
Avevamo una serie di inediti: alcune canzoni molto riuscite, altre meno. Ma sono brani che suoniamo dal vivo e spesso ci vengono richiesti anche attraverso social dove siamo molto attivi. C’è anche un brano strumentale che noi facciamo dal vivo come cover dei Jefferson Five. Siamo usciti dai Dirotta su Cuba che sono stati fraintesi e mal lavorati dalla discografia a suo tempo, volevamo toglierci da dosso la band che metteva cinque, sei pezzi in classifica e amen. Questo lavoro è un disco molto particolare: album molto suonato, code strumentali, hanno collaborato una ventina di musicisti ed è un lavoro per musicisti. Un lavoro che in Italia non fa nessuno, eccetto Mario Biondi: nessuno aveva coperto il buco coperto del funk e del soul.”

Non c’è il rischio di avere delle cover di vostre canzoni con questa rivisitazione?
“No, non si corre questo rischio anche perché solo un brano mantiene lo spirito degli accordi del primo album, tutto il resto è arrangiato nuovamente. Abbiamo fatto quello che ci mancava, trasferire sul cd quello che siamo dal vivo che non eravamo prima riusciti a dare. Nessuno vuole fare il verso delle grandi band americane, volevamo riaffacciarci. Rimangono solo melodie e testi del passato, il resto è tutto diverso.”

Tante collaborazioni in questo ultimo lavoro discografico, ci racconti quali sono le particolarità dei sei inediti?
“In questo lavoro c’è lo zampino di tanti colleghi e tanti amici che per I Dirotta su Cuba sono stati molto importanti. Abbiamo fatto una rivoluzione inconsapevole a suo tempo ed è per questo che oggi riproponiamo questo disco. Tutti, a parte qualcuno che per motivi contrattuali non ha potuto collaborare, sono stati felici di questo lavoro. Fabrizio Bosso mi ha chiamato per dirmi: ‘io sono cresciuto con i dischi dei Dirotta, dimmi quale pezzo devo suonare’, così come i Neri Per Caso, numero di apertura in Gelosia, senza dimenticare Mario Biondi. Esperienza con grandi musicisti e inoltre c’è stato grande entusiasmo: nessuno pagato, nessuno pregato, qualcosa di molto naturale.”

Ci racconti lo stato attuale de I Dirotta su Cuba?
“Il tour iniziato due anni fa non pensavamo andasse così bene, adesso faremo un po’ di date, abbiamo fatto un doppio live al Blue Note, poi ci sarà un tris di appuntamenti. C’è tanta carne al fuoco, molto è in divenire, lavoriamo tanto sul live e stiamo componendo un nuovo album: ma non abbiamo alcuna fretta. I Dirotta su Cuba resteranno sempre i Dirotta su Cuba: oggi sento band giovanili che ci prendono come punto di riferimento. Io sono anche autore e produttore, ad esempio ho scritto canzoni per Noemi, ma non posso proporre gli stessi testi per i Dirotta, sono generi completamente diversi. Ad esempio siamo stati accusati di aver tolto i flauti: oggi abbiamo una scrittura molto suonata ma più matura.”

Dal 1989 a oggi, c’è qualcosa che cambieresti nel tuo percorso artistico potessi tornare indietro?
“Beh, oggi lavori con esperienza e se ti guardi indietro cambieresti tutto. Le cose sono andate così, amen. Sicuramente non scioglierei la band, ma all’epoca siamo stati consigliati male e ci siamo ritrovati in un vortice di successo inaspettato e che forse neanche cercavamo. Cambierei anche delle scelte artistiche. Però non mi prendo troppo sul serio: la musica è nostra espressione ma anche un grandissimo pretesto di vita, con i Dirotta non abbiamo imparato solo a suonare ma anche a vivere.”

Vent’anni dopo, Sanremo può riaprirvi le porte? Rientra tra i vostri obiettivi?
“Mai esclusa questa possibilità ma non so se rientriamo nei meccanismi editoriali. Noi stiamo scrivendo delle cose, se c’è qualcosa che ci rende felici saremo ben disposti a proporci per Sanremo, l’unica cosa a cui ci atterremo saremo 3’30’’. Sanremo è una vetrina, io non escludo nulla, dipende molto da chi deve giudicare il brano anche se questo non penso ormai basti. Ad esempio, Gelosia nel ‘93 fu scartata da Sanremo e nel ‘94 poi fu disco di platino…”

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