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Disturbi alimentari e Fiocchetto Lilla: si muore male, indagare la psiche al posto che dare colpe alla modella magra

Ieri si è celebrata la giornata dei disturbi alimentari, rappresentata dal Fiocchetto Lilla. Dopo la sensibilizzazione mediatica, però, è prioritario tirare le fila di un discorso che rischia di essere troppo spesso banalizzato nella ricerca di ragioni assolutamente inadeguate per giustificare un lento suicidio quali sono i comportamenti anoressici e bulimici. C’è così tanta necessità di trovare una risposta adeguata davanti alla violenza che si può arrivare a far subire al proprio corpo che negli ultimi anni abbiamo assistito a criminalizzazioni al limite del parossistico verso modelle troppo magre – esistono anche persone di costituzione estremamente minuta – che non possono essere additate come vaso di Pandora. Perché dire a una persona che soffre di un disturbo tanto sadico, complesso e stratificato “tu non mangi perché vuoi essere magra come le modelle” equivale a trattarla come una deficiente che per pura vanità sarebbe disposta ad ammazzarsi, a non avere figli, a perdere i capelli, a non avere la forza di sollevare un dizionario pur di avere un bel culetto. Ma per favore…

In Italia circa 3 milioni di persone ne soffrono, in prevalenza donne, l’ADI, Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione, sottolinea i tassi di decesso nella popolazione affetta da questi problemi. Fra i malati psichiatrici i disturbi alimentari sono fra le prime cause di morte. “Proprio perché legati alla sfera psichica, uno degli aspetti più preoccupanti dei disturbi è legato alla individuazione precoce di queste patologie che necessitano di cure complesse e di un lavoro multidisciplinare. Circa il 60-70% delle persone con disturbi del comportamento alimentare, infatti, ottiene il più delle volte risposte terapeutiche aspecifiche e non efficaci” spiega Massimo Vincenzi, consigliere della Fondazione ADI e coordinatore del gruppo sui DCA dell’ADI.

Gli spettri che si affollano nella mente di chi soffre di disturbi alimentari vanno indagati da medici competenti, evitate le autodiagnosi ma, soprattutto, è bene anche evitare la confusione tra coloro che tengono alla propria forma fisica ed estetica con coloro per il quale diventa uno strumento di controllo e di ossessione. Attenti alle facili conclusioni, l’eccessiva magrezza non è per forza indicativa di una malattia psichiatrica così, al contrario, si può essere profondamente sofferenti senza mostrare segni evidenti sul corpo. Per ulteriori informazioni vi rimandiamo al sito di professionisti www.aditalia.net.

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