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Disturbi del comportamento alimentare e social network: cosa li unisce?

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono patologie caratterizzate da un’alterazione delle abitudini alimentari e da un’eccessiva preoccupazione per il peso e per le forme del corpo. In Italia le stime riportano circa 3 milioni di persone malate di anoressia, bulimia, alimentazione incontrollata o di altre sfumature di un rapporto distorto con il cibo. Oggi è la giornata mondiale di sensibilizzazione verso questo fenomeno, per porre l’attenzione sul loro impatto rilevante a livello sociale e sanitario.

 

In questo contesto, come si inseriscono i social network? A legarli è un filo sottilissimo. L’aumento di utilizzo, in particolar modo, di Instagram ha delineato degli standard di bellezza estremamente limitanti e fittizi, di conseguenza l’abitudine a vedere corpi modificati e distorsioni della propria immagine se non in linea con quelle più seguite. Il problema dell’ “era 2.0” pare essere proprio l’esposizione eccessiva e facile a modelli di bellezza non reali: i social network costituiscono un canale socioculturale che influenza l’immagine corporea degli adolescenti. Quindi maggiore è il suo utilizzo, maggiore risulta l’ insoddisfazione corporea tra gli adolescenti, sia nei maschi che nelle femmine. Ciò che sta cambiando però è anche l’aspetto dei disturbi alimentari: se prima la ricerca spasmodica della perfezione corrispondeva a un corpo eccessivamente magro, oggi si sviluppa nell’abuso di attività fisica e nell’ossessione per i cibi salutari.

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Dal magro al fit

Quello infatti che sta aumentando sui social sono le pagine dedicate ai cibi fit, all’esercizio fisico per modellare il corpo e permettere di esaltare la muscolatura. Quindi ricette, foto dei piatti, consigli su quali attività fare e come, tutto per diventare fisicamente perfetti e soprattutto accettati dalla massa.

Accettazione è una parola chiave quando si parla di disturbi del comportamento alimentare: non solo quella ricevuta dall’esterno però, in primis la propria. Le ragazze e i ragazzi che soffrono di queste malattie infatti confessano di cercare costantemente una perfezione che li faccia sentire forti e in grado di affrontare il modo. Non si tratta solo di canoni estetici, quelli sono una faccia della medaglia: cercano la forza. Quella forza che se ti permette di non mangiare, quindi di eliminare una funzione vitale, ti permette di fare tutto. E anche di risultare agli occhi esterni e critici degli spettatori dei social network perfetto. Esattamente come ti vogliono.

Perché il confronto con i “followers” c’è, e alle volte può essere devastante: a dimostrarlo sono tante influencer, che hanno confessato di aver cambiato le proprie abitudini alimentari proprio dopo aver ricevuto troppi commenti negativi sul loro fisico. Una di queste, per esempio, è l’ex tronista di Uomini&Donne Valentina Dallari che a Le Iene ha ammesso: “Pensavo ‘se divento così magra avrò più follower, mi scrivono più brand, entro nel giro, avrò successo’. Ho iniziato a buttar via il cibo, mi sono ritrovata a prendere il sapone per i piatti e metterglielo sopra”.

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I blog come luogo di incontro

C’è una cosa che va sottolineata però: non è solo bellezza e non è solo social network. E’ vero che l’uso di questi mezzi ha maturato dei canoni di bellezza artefatti, l’utilizzo di applicazioni in grado di modificare anche i connotati e la necessità di farsi vedere sempre in ottima forma. Un disturbo del comportamento alimentare però non si limita a questo e non pone le sue radici solo nel contesto estetico: è un’epidemia sociale. E curarsi è difficilissimo. Prima di arrivare alla diagnosi di DCA servono accertamenti, sedute dallo psicologo, dal nutrizionista, dal dietista, dal ginecologo. E non è detto che il problema venga riscontrato. Perché si nasconde nei meandri di una personalità chiusa che fa di tutto per non essere scoperta, per non essere liberata. E si alimenta di una vera e propria filosofia dove Ana, l’anoressia, è l’unica Dea: “Ana è colei che ci accompagna ogni giorno, che ci odia e ci ama, che odiamo e amiamo. Ana siamo noi”, dicono le adepte nei gruppi in cui si riuniscono, i cosiddetti blog “Pro Ana”.

Se fino ad alcuni anni fa era facile scovare ed entrare in questi luoghi di incontro, oggi i blog sono praticamente inesistenti e la comunicazione si è spostata principalmente su Whatsapp, in chat di gruppo nelle quali le ragazze si confrontano, si aiutano, si istigano a diventare sempre più magre. Istigano. Si può davvero istigare a un disturbo alimentare? Secondo gli esperti no. Per questo i gruppi dovrebbero essere analizzati e studiati più per il riconoscimento delle patologie e delle persone malate, che per additare qualche ragazza o ragazzo a sua volta con un disturbo alimentare. Perché non è una colpa soffrirne.

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