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Divorzio, quando la legge è femminista: la storia di Carlo

In questi giorni si discute e si critica molto il decreto Pillon che, prevedendo una radicale riforma del diritto di famiglia, eliminerebbe l’assegno di mantenimento e la casa coniugale. Critiche molto severe da parte di giuristi, psicologi, esperti. E io da che parte sto?
A tale proposito vorrei riportare la storia di un mio cliente, recatosi nel mio studio circa tre anni fa, con il quale ho combattuto, lottato e sperato fino in fondo nell’applicazione di una legge più giusta. Invece ci siamo ritrovati entrambi a lottare contro i mulini a vento. Esattamente come don Chisciotte.
E allora mi domando: è davvero giusto l’attuale sistema normativo o necessita una sostanziale riforma che tuteli le persone nella loro essenza a prescindere dal loro essere uomo o donna?
Buona lettura

Questa è la storia di Carlo. Impiegato. 1.500,00 € al mese. Una storia che potrebbe essere il copione di altre mille storie italiane, altrettanto tristi, nelle quali le vittime, puntualmente, sono uomini. Un matrimonio durato 3 anni, fatto di tanti sacrifici e di finte promesse: mutuo per la casa, arredamento di prestigio da far invidia ad una rivista di design. Ed infine, una bella bimba.
Ma la bella favola si trasforma presto in incubo. La moglie tradisce Carlo con un collega di lavoro ed infine, dopo ripetuti inganni e bugie, chiede la separazione.

E così inizia il calvario. Battaglie legali che non portano molto lontano… la casa coniugale, con annesso arredamento da copertina, viene assegnata alla madre in quanto genitore collocatario della figlia minore. Peccato che sulla casa gravi un mutuo trentennale di 500,00 € mensili che la banca trattiene direttamente dalla busta paga di Carlo.
Ma non finisce qui, perché oltre al danno, nella storia di Carlo, si aggiunge la beffa.
All’indomani della separazione la (ex) moglie, con la sicurezza di chi ormai non ha più nulla da temere, decide di iniziare la convivenza con il suo amante (ormai compagno ufficiale) che quindi si trasferisce in casa di Carlo, nonostante la ferma opposizione di quest’ultimo. E così, Carlo si ritrova a dovere pagare un mutuo per una casa dove egli non vive ma nella quale vivono beatamente la sua ex insieme al suo amante (che quindi vive a “scrocco” , anzi, a spese di Carlo).
Chiaramente, il Giudice ha ritenuto che Carlo debba corrispondere alla figlia un mantenimento mensile pari a € 200,00, oltre alla spese straordinarie.

Carlo, 42 anni, è stato costretto a tornare a vivere a casa dei genitori, e può ritenersi fortunato perché tanti uomini nella sua stessa situazione non hanno una famiglia disposta a riaccoglierli in casa. Vorrebbe trasferirsi in un monolocale per poter vivere da solo ma in busta paga, alla fine del mese, non gli resta quasi più nulla. E questa sarebbe una legge giusta?

Avv. Fabiola Grosso

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