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Dj Fabo eutanasia in Italia: come funziona e quali sono le differenze con il suicidio assistito e il testamento biologico

Dj Fabo se n’è andato questa mattina alle 11.40 in una clinica svizzera tramite il suicidio assistito. Ragazzo energico e pieno di vita, Fabiano Antonioni, 39 anni, aveva girato il mondo, ma dal 2014 un grave incidente automobilistico lo aveva costretto a letto, tetraplegico e privo della vista. Da quel momento, la vita di Fabiano è cambiata: assistito dalla famiglia a ogni ora del giorno e della notte, le sue condizioni psicofisiche sono andate peggiorando nel tempo. La sua drammatica vicenda ha aperto un importante dibattito e ricevuto aspre critiche, come quelle di Francesca Chaouqui. Bisogna, però, fare chiarezza su questi termini: eutanasia e suicidio assistito non sono la stessa cosa e, nonostante il dibattito sia ancora aperto in Italia, vi è molta confusione, anche riguardo al testamento biologico.

Il suicidio assistito: si tratta dell’atto che mette fine alla vita di una persona. A compierlo è lo stesso paziente mediante l’aiuto di altre persone. Questa azione viene compiuta dal paziente, in questo caso da Dj Fabo, mentre le persone presenti assistono la persona e si occupano di tutti gli aspetti collegati all’azione: ricovero, gestione tecnica e legale post mortem e preparazione delle sostante utilizzate. In Italia, il suicidio assistito è punibile penalmente in base agli articoli 575, 579, 580 e 593 del nostro codice penale.

Eutanasia: si divide in attiva e passiva, nel primo caso l’azione consiste nel porre termine alla vita del paziente che, in maniera del tutto consenziente, ne ha fatto richiesta. In particolare, per il soggetto viene attestata la mancanza di possibilità di guarigione e, inoltre, l’impossibilità di condurre uno stile di vita dignitoso. L’azione si effettua tramite iniezione letale. L’eutanasia passiva, invece, prevede l’interruzione dei trattamenti necessari a mantenere la persona in vita.

Il testamento biologico: si tratta di una dichiarazione anticipata con la quale si dispongono le proprie volontà in merito ai trattamenti sanitari, quali terapie utilizzare e quali rifiutare in caso di malattia terminale o incidente e nel caso non si fosse più in grado di comunicare. È un documento sul quale in Italia si dibatte ormai dal 2008 e per il quale non esiste ancora nulla di simile.

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