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Dj Fabo sentenza fine vita, medici e mondo cattolico insorgono: «Visione utilitaristica della vita»

La sentenza della Corte Costituzionale sul caso di Dj Fabo, riguardante il fine vita e il cosiddetto ‘aiuto al suicidio’, è arrivata: la Consulta, con una decisione storica, apre la strada al suicidio assistito, ma a spalancarsi è anche la polemica. Già prima di conoscere il ‘verdetto’ della Corte, quattromila medici cattolici avevano preso posizione contro un’eventuale delibera a favore. E oggi che la sentenza è effettiva, il mondo dei camici bianchi è pronto ad opporsi. Secondo quanto annunciato all’Ansa da Giuseppe Battimeli, vicepresidente dell’Associazione medici cattolici italiani (Amci), i medici cattolici sono «pronti a fare obiezione di coscienza nel caso in cui, a seguito della pronuncia della Consulta, il Parlamento italiano legiferasse a favore del suicidio medicalmente assistito». Questo quanto affermato prima della decisione della Consulta, con la precisazione secondo cui «La grande maggioranza dei medici italiani è sulla nostra posizione».

Dj Fabo, la sentenza che non piace ai cattolici

Erano passate le venti di ieri, mercoledì 25 settembre 2019, quando è giunta la sentenza della Consulta: non è punibile – stabilisce la Corte – chi agevola il suicidio nei casi come quelli di Dj Fabo, rimasto cieco e tetraplegico dopo un incidente stradale e attaccato ad un sondino per sopravvivere. Sofferente per le atrocità delle pene ma pienamente consapevole che le sue condizioni non fossero compatibili con la sua dignità, Fabiano Antoniani, in arte Dj Fabo, ha ‘vinto’ la sua battaglia. E con lui Marco Cappato, che rischiava fino a dodici anni di carcere per aver accompagnato il quarantenne milanese tetraplegico a morire in Svizzera. «Da oggi in Italia siamo tutti più liberi – ha commentato entusiasta Marco Cappato – anche quelli che non sono d’accordo. Ho aiutato Fabiano perché ho considerato un mio dovere farlo. La Corte costituzionale ha chiarito che era anche un suo diritto costituzionale per non dover subire sofferenze atroci».

«La Corte costituzionale italiana cede ad una visione utilitaristica della vita umana»

Ma ecco subito scagliarsi gli oppositori: «Con la decisione di non punire alcune situazioni di assistenza al suicidio, – contesta Alberto Gambino, presidente di Scienza & Vita (Cei) – la Corte costituzionale italiana cede ad una visione utilitaristica della vita umana». Anche Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), prevede una “forte resistenza”, ponendo una condizione: «Chi dovesse essere chiamato ad avviare formalmente la procedura del suicidio assistito, essendone responsabile, sia un pubblico ufficiale rappresentante dello Stato e non un medico».

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