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Dl semplificazioni, via libera a 130 opere: approvato il testo che si destreggia tra dubbi e criticità

E’ stato approvato il Dl semplificazioni. Tra una serie di dubbi e criticità, dopo ben sei ore di riunione, il Consiglio dei ministri è giunto a un punto e, “salvo intese”, ha accettato la il testo presentato dal Governo Conte bis. “Nella settimana di confronto a Villa Pamphili con le parti sociali è stato corale l’appello a ridurre la burocrazia e far correre il Paese. Noi siamo sempre convinti di questa priorità e l’abbiamo realizzata con un decreto che semplifica, velocizza, digitalizza, sblocca una volta per tutte i cantieri e gli appalti”, ha dichiarato il Presidente Conte. “E’ il trampolino di lancio di cui l’Italia ha bisogno in questo momento”. Un lancio, però, che potrebbe essere nel buio.

>>Leggi anche: Dl semplificazioni, la riforma sull’abuso d’ufficio sembra voler salvare i politici locali

Dl semplificazioni, via livera al testo

Via libera quindi al Dl semplificazioni, che però porta con sé numerose criticità e fattori di confusione. A rallentare l’inizio del Consiglio dei ministri, infatti, c’è stata la discussione sulle opere da sbloccare, i poteri dei commissari straordinari e le grandi opere da mettere sotto la loro attenzione. Non solo, sono stati sollevati dei punti interrogativi anche su chi saranno questi commissari, che ormai vista la frequenza con cui vengono selezionati forse non possono più essere definiti straordinari. Insomma, se il decreto vuole semplificare le procedure, in realtà, sembra che dovrà ancora temporeggiare e quindi confermare un modus operandi all’italiana. Addirittura si parla di stilare l’elenco ad hoc entro fine anno. Tanto per stringere i tempi.

Novantasei pagine, quarantotto articoli per “semplificare il sistema Italia”, e già questo sembra un ossimoro. I principali, però, sono quattro: semplificazioni in materia di contratti pubblici ed edilizia, semplificazioni procedimenti e responsabilità, misure di semplificazione per il sostegno e la diffusione dell’amministrazione digitale e infine semplificazioni in materia di attività di impresa, ambiente e green economy. Il tutto “salvo intese”: su alcuni punti, tecnici più che politici, infatti, ci sono ancora molti dubbi e nodi da sbrogliare.

Tra dubbi e criticità

In particolare, quando si parla dei commissariamenti ci sono ancora alcune criticità. Così come sulle certificazioni antimafia. E’ evidente che in Italia sia necessario dare un taglio alla burocrazia, ma il timore è che questo possa favorire la gestione illecita, in particolare, degli appalti. A riguardo il mondo della politica e dell’opinione pubblica si divide in due: c’è chi sostiene che riducendo i tempi e i termini delle gare si possano allontanare le probabilità di interferenze mafiose e chi, dall’altra parte, sostiene esattamente il contrario. Lo sesso vale per le 130 opere strategiche approvate ieri, o per la modifica sull’abuso d’ufficio.

“Le opere non si bloccheranno più”, perché “i procedimenti amministrativi” saranno “con sentenza breve” e “le stazioni appaltanti” procederanno “anche in presenza di contenzioso. Oggi si blocca tutto, non succederà più”, ha dichiarato il Presidente Conte. “Offriamo una strada a scorrimento veloce, un rapporto leggero a portata di click fra le persone e lo Stato. Alziamo il limite di velocità, l’Italia deve correre ma alziamo anche gli autovelox: non vogliamo offrire spazio a appetiti criminali che alterano la concorrenza e fanno guadagni indebiti”, ha aggiunto poi. Staremo a vedere se questa sarà la strada giusta per sfruttare al meglio i fondi che arriveranno per affrontare le conseguenze della crisi sanitaria. Se così non dovesse essere, l’Italia è destinata a cadere nel caos. Ancora di più. >>Tutte le notizie di UrbanPost