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DNA umano riprogrammato: in Cina i primi esseri umani immuni all’HIV

Arriva dalla Cina la notizia della presunta modificazione genetica sui primi esseri umani al mondo. Uno scienziato cinese, infatti, sostiene di aver modificato, pionieristicamente, il corredo genetico di due gemelle neonate attraverso un macchinario di ultimissima generazione. Questo strumento scientifico sarebbe in grado di correggere le “debolezze” genetiche che caratterizzano il DNA umano, rendendolo potenzialmente inaggredibile da agenti virali esterni: ad esempio il virus dell’Hiv. La pratica sperimentata sulle due gemelle, nate appena un mese fa, porta il nome di genoma-editing ed è una pratica vietata, ad esempio, negli Stati Uniti. Uno scienziato statunitense riferisce, infatti, di aver preso parte alla sperimentazione cinese al fine di testare l’innovativa tecnica modificativa. La tecnica appare assolutamente fenomenale ma fino a che punto l’uomo può permettersi di giocare ad essere Dio?

DNA immune all'HIV

Gli effetti collaterali di un DNA modificato

Se la notizia venisse confermata, e effettivamente le due piccole donne si dimostrassero immuni al virus dell’Hiv, il virus dell’AIDS, saremmo davanti ad una grandiosa scoperta scientifica, ad un risultato mai raggiunto sinora, sia da un punto di vista sociale che scientifico. Tuttavia, le ripercussioni negative non sono ignorabili. Il nostro corredo genetico, infatti, è ciò che riceviamo in eredità dai nostri genitori, nonni e bisnonni. Come è ovvio che sia, anche un DNA modificato e potenzialmente privo di errori potrebbe trasferire quella combinazione genetica in grado di conferire l’immunità. Ma non è tutto oro ciò che luccica: alcuni scienziati sarebbero allarmati dalla pratica in questione proprio perché i cambiamenti del DNA possono, se trasmessi a generazioni future, danneggiare altri geni, magari sani e allora sarebbe il paradosso. He Jiankui è il ricercatore che si sarebbe occupato del progetto di genoma – editing e avrebbe dichiarato di aver alterato gli embrioni di sette coppie durante i trattamenti di fertilità, con una gravidanza giunta a termine. Il suo obiettivo era quello di conferire la capacità di resistere a future infezioni da HIV. Lo scopo, quindi non era curativo bensì preventivo. L’esperimento era finalizzato, in buona sostanza, a creare un DNA umano dotato di una combinazione genetica che poche persone hanno naturalmente, in grado di resistere alle possibili future infezioni da HIV. Non manca, ovviamente, chi accuserebbe He Jiankui di sperimentazione umana, con ogni possibile risvolto pregiudizievole per i diritti dei nascituri e dell’essere umano in generale. Ad ogni buon conto, nonostante lo scienziato ne millanti la paternità e la riuscita, l’esperimento non è stato oggetto di conferma da parte di ricerca indipendente, la coppia interessata dalla pratica ha scelto di rimanere anonima e pertanto non è possibile nemmeno rintracciarla.

Scienziato cinese modifica DNA

L’esperimento come sperimentazione umana: ma come si annienterebbe il virus?

Di fronte alle accuse di aver proceduto a pratiche di “sperimentazione umana” He Jiankui risponde: «Sento una forte responsabilità, non solo perché è la prima volta, ma perché è un esempio. La società deciderà che cosa fare dopo», se proseguire la ricerca e rendere possibile la pratica di correzione dei geni o proibirla, lascia intendere lo scienziato. La Cina vieta la clonazione umana ma non impedisce specificamente l’editing genetico. Gli esperimenti di He hanno interessato, in prima istanza, cavie animali come tipi e scimmie, per poi passare all’esecuzione su embrioni umani. Le coppie sottoposte a sperimentazione erano composte da donne sane e da uomini, invece, affetti da Hiv: il rischio di contagio del nascituro però, spiega lo scienziato,  era praticamente assente perché i padri dei futuri nati erano stati trattati appositamente con medicinali per evitare che i figli venissero infettati. Perché proprio l’Hiv? He spiega l’accanimento contro quel virus specifico perché rappresenta un grave problema per la Cina. Lo scienziato intendeva concedere alle coppie affette dal virus la possibilità di avere figli sani e privi del rischio di contrarre il virus durante il corso della propria vita: il metodo consisterebbe nell’annientare il gene definito CCR5 che consisterebbe nella proteina responsabile dell’accesso del virus Hiv alle cellule umane, causando la contrazione dell’AIDS. «Se non fossi stato il primo, lo avrebbe fatto qualcun altro», conclude il ricercatore cinese.

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