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Il dolore di una famiglia dietro ad una foto dell’attacco terroristico a Manchester

Chi è la ragazza ritratta nella foto che vedete in apertura di questo articolo, scattata subito dopo la strage di Manchester? Ma soprattutto, qual è la sua storia e come sta oggi? Dietro uno scatto che ha riempito le prime pagine di centinaia di giornali in tutto il mondo, c’è molto di più della storia di una ragazza sopravvissuta ad un attentato terroristico. E’ purtroppo un fatto che si verifica sempre più spesso. La storia di una famiglia che nonostante il terrore è riuscita ad andare avanti. Una storia fatta di dolore e sofferenze, non solo fisiche.

Il nome della ragazza è Eve Senior. Lei ha 14 anni ma sembra più vecchia nella foto, si era vestita e truccata per andare al concerto di Ariana Grande. Era a pochi metri da Salman Abedi, quando l’attentatore fece esplodere la bomba che uccise 22 persone. Nella foto che vedete, la metà dei suoi jeans era stata tagliata dai paramedici e aveva bisogno di aiuto per camminare a causa delle 14 ferite che aveva patito a causa della bomba a frammentazione usata nell’attentato. Una volta in ospedale i medici l’hanno operata per rimuovere i grumi di metallo dalle gambe.

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“Per molte persone la fotografia ha trasmesso la terribile realtà dell’attacco. Un attacco che mira a un concerto pieno di bambini. Ma un’altra immagine che è rimasta con me è quella della sorella minore di Eve”, scrive Clare Fallon per BBC News.

Clare è una delle giornaliste che nella notte della bomba a Manchester ha visto le migliaia di ragazzi e bambini con i genitori fuggire dall’Arena subito dopo l’attentato. Tra queste c’è Emily, di 11 anni, sorella di Eve. Lei è stata presa dal padre e portato via dall’arena. “È troppo alta per lui, ma ci ha provato”, scrive Fallon. La giornalista della BBC raccoglie il ricordo della ragazza, di quella terribile sera, quando stavano lasciando il concerto ed esplose l’ordigno.

«Siamo andati fuori e poi improvvisamente qualcosa di veramente caldo volò sopra di noi», racconta la giovane alla cronista della BBC. “Siamo tutti caduti a terra”. Sua madre e sua sorella erano ancora in attesa di andare in ospedale. Emily si asciugò il viso e disse alla giornalista: “Mia sorella sta davvero male”. Era molto calma e articolata, racconta la donna “ma ripensando a quell’intervista, posso vedere la paura. Quattro settimane dopo –  scrive Fallon – incontrai Emilia nuovamente nella sua casa vicino a Bradford, West Yorkshire. Mi disse che mentre lasciò la Arena di Manchester la notte della bomba era convinto che sua sorella maggiore stesse per morire.”

“Questa era la prima volta che incontrai Eve”, scrive la giornalista della BBC. La giovane stava ancora lottando per camminare a causa delle ferite causate dai pallini della bomba a frammentazione e dei danni al nervo subiti nel corso dell’attentato. Da ragazza adolescente e ballerina di talento, il modo in cui le gambe lavoravano e apparivano erano fondamentali. Le era stato detto che davanti a lei aveva ancora mesi di fisioterapia e, forse, un intervento di chirurgia plastica. «Alcuni dei miei amici non capiscono quanto tempo ci vorrà – ha detto Eve alla giornalista – Non credo possano capire». I suoi genitori Andrew e Natalie hanno detto che Eve aveva buone giornate e brutte giornate e che le brutte giornate sono davvero dure.

Emily Senior (Screenshot dall’intervista trasmessa dalla BBC)

L’udito della sorella minore Emily è stato danneggiato in un orecchio dall’esplosione, ma la giovane ha scampato fortunatamente altri danni. “La preoccupazione principale dei genitori riguardava l’impatto psicologico”, afferma Fallon nel servizio della BBC. “Mentre mi ha parlato del modo in cui la mente ha assimilato e poi rivissuto quello che ha visto quella notte, ho capito subito perché”, afferma la giornalista. «Rivedo tutto: vedo le luci lampeggianti dell’esplosione – ha detto Emily – Vedo la gente gettata in aria che probabilmente era morta. Lo fai partire e poi lo fermi… è come se la mia mente avesse scattato una foto». La foto che vedete in apertura di questo articolo.

Written by Andrea Monaci

48 anni, fondatore e direttore editoriale di Urbanpost.it, ha iniziato la sua carriera con la cronaca locale, ma negli ultimi 20 anni si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto tra gli altri per il "Lavoro e Carriere" e "Il Secolo XIX". Quando non lavora le sue passioni sono la musica rock, i cani, le vecchie auto e la buona cucina.

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