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Don Pusceddu omelia shock: i gay meritano la morte, lo dice il Vangelo

di Michela Becciu – Parole durissime contro gli omosessuali, esternazioni di odio e disprezzo per chi rivendica il diritto ad amare, amare una persona del suo stesso sesso. Un argomento sempre più tristemente attuale quello della omofobia – l’eco della strage nel locale gay di Orlando, costata la vita a 50 persone, è infatti cronaca di due giorni fa – e sentire certe esternazioni uscire dalla bocca di un prete rende ancora più grave e inaudita la vicenda.

Gli omosessuali meriterebbero la morte, stando al concetto espresso dal ‘pastore di Cristo’, colui il quale dovrebbe (e sottolineo, dovrebbe) insegnare l’amore, l’uguaglianza tra gli uomini, la misericordia. E invece don Massimiliano Pusceddu, parroco di Decimoputzu, in provincia di Cagliari, durante un’omelia tenuta lo scorso 28 maggio 2016, facendosi forte dei passi del Vangelo – “Perché così ci ha insegnato Gesù Cristo” – ha dato libero sfogo, sull’altare, a quello che è il suo pensiero nei confronti dei gay, descritti alla stregua di esseri immondi che fanno “porcherie”. Il suo è un feroce attacco alla legge sulle unioni civili (“un colpo al cuore alla famiglia”, quella etero): don Pusceddu si scaglia contro il premier Renzi, reo di aver “giurato sulla Costituzione”, dileggia le coppie gay e, non pago, posta su You Tube la sua ‘predica’ ai fedeli, al fine di far proseliti.

Sulla scorta di un passo estrapolato dalla Lettera di San Paolo ai romani, il parroco, mentre gonfio d’orgoglio calcava il pulpito della Veritas biblica, ha definito “profetica” la sua lettura: “… L’uomo ha iniziato ad accoppiarsi con l’uomo e la donna con la donna, così Dio li ha abbandonati a passioni infami. Sono colmi di ingiustizia, omicidio, malignità e sono nemici di Dio. Pur conoscendo il giudizio di Dio, cioè che gli autori di tali cose meritano la morte, non solo le commettono, ma anche approvano chi le fa”.

Altro che profetica! Ascoltando le sue esternazioni sono rimasta basita e come me tantissimi utenti che in rete stanno esprimendo il loro dissenso e prendendo le distanze dalle parole di questo religioso. Poi la costernazione è stata soppiantata dalla rabbia. E il fatto di essere sarda come il protagonista di questo increscioso monologo fa ancora più male. A indignarmi ancor più delle parole di don Massimiliano Pusceddu, la non-reazione del suo uditorio. I presenti ascoltavano in silenzio: tacito assenso, il loro, o paura di esternare disappunto ed essere ‘bollati’ come cristiani non in grazia di Dio? In entrambi i casi il loro silenzio inquieta e fa rumore, tanto rumore.

Istigare all’odio, discriminare le persone in base a preconcetti dettati da retaggi di una cultura fascista e intollerante, di un dogma religioso (qualunque esso sia), farlo dal pulpito e, soprattutto, farlo nel nome di Dio ha un senso? Quanta arroganza e supponenza nell’omelia di questo prete che si rivolge ai suoi fedeli convinto di insegnare loro la ‘retta’ via, spiegando che “la famiglia ‘normale’ è quella cristiana”, demonizzando chi non sottostà a questo diktat. Perché di implicito imperativo si tratta. Cos’è la normalità, don Pusceddu? È forse normale predicare odio verso chi si discosta, nel vivere la propria vita senza nuocere a nessuno, dalle nostre idee?

L’amore non etichetta, non giudica, non discrimina. L’amore accoglie e non ha secondi fini. L’amore – quello vero – è lontano anni luce dalle sue parole, don Pusceddu. E le dirò di più: quello che lei ha scongiurato come male assoluto – l’estromissione della Chiesa dalla ‘cosa pubblica’ – sarebbe invece la soluzione di tanti problemi che affliggono la nostra società: mai come in questo periodo storico c’è stato bisogno di uno Stato laico. Uno Stato che rigetti l’ingerenza del Vaticano nella gestione del potere politico, che legiferi senza la intromissione della Chiesa e agisca per il bene della comunità prescindendo nella maniera più assoluta da quello che è il credo religioso di ogni suo singolo cittadino. Credo che chiunque dovrebbe avere il diritto di professare in libertà ma nel privato della sua esistenza.

Tanto fervore nel disprezzare le unioni omosessuali e nemmeno un accenno alla piaga della pedofilia dentro le mura del Vaticano. Come mai don Pusceddu? La pedofilia nella Chiesa non la indigna? Perché, sa, amare una persona dello stesso sesso non è reato, abusare dei minori invece sì, lo è eccome!!! E se a macchiarsi di questo reato è un uomo di Chiesa, la gravità di questo abominio (ora ha un senso parlare di abominio) si fa doppia, tripla! Perché non dedicare una omelia a questa triste e vergognosa realtà, don Pusceddu? Perché non sposare apertamente – e allora sì, dando il buon esempio ai suoi fedeli – la presa di posizione di Papa Francesco, che prima di permettersi di lanciare anatemi contro gli omosessuali guarda al proprio giardino condannando le depravazioni perpetrate da alcuni membri della Romana Chiesa contro tanti minori?

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