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Don Vitaliano: “Il passato del nuovo Papa? Dovrebbe scusarsi”

Oggi abbiamo chiesto ad un collega, Ralph Rosario Coluccino, di raggiungere Don Vitaliano per chiedergli cosa ne pensasse dell’avvenuta elezione del nuovo Pontefice. Ecco il contributo di cui ci ha omaggiato Coluccino.

L’elezione al soglio pontificio dell’ex cardinale Josè Mario Bergoglio – che notoriamente ha scelto il nome di Francesco – ha lasciato una profonda eco nell’istituzione ecclesiastica. Prima di tutto, e non è di sicuro poco conto, la scelta del nome. Un nome che mai nessuno dei suoi predecessori aveva mai osato prendere in considerazione nonostante appartenga al santo più noto e venerato al mondo, san Francesco d’Assisi appunto.

cardinale bertoglio le iene.jpg

Il movimento della chiesa è in fermento: don Vitaliano Della Sala, parroco della parrocchia dei santi Pietro e Paolo a Mercogliano – piccolo comune dell’Irpinia – nel 2006 pubblicò un articolo di Stella Spinelli che parlava appunto del cardinale di Buenos Aires. E ne parlava grazie alla documentazione ottenuta dal giornalista argentino Verbistky che aveva preparato un dossier risalente alle attività del cardinale negli anni 70.
Ne venne fuori allora che Bergoglio aveva segnalato alle milizie argentine in pieno colpo di stato due parroci che tentavano l’evangelizzazione cattolica nelle favelas della capitale.

Oggi a distanza di sette anni Vitaliano spiega come si sia evoluto il fenomeno “Chiesa” in questo settennato.

scandalo nuovo papa

Il post sul blog di Don Vitaliano Della Sala, datato maggio 2006

Allora Vitaliano, cosa credi sia cambiato con l’elezione di Francesco Primo al soglio di Pietro?
«Bah, molto onestamente io credo non sia cambiato nulla. Nel senso che la vera rivoluzione (intesa come pacifica) della chiesa deve partire dal basso. E quando dico basso intendo i cattolici, coloro che vanno in chiesa e i parroci».

Dunque secondo te da parte della curia non c’è stato alcun elemento di rottura?
«Questo proprio no. Anche perché l’elezione di Bergoglio è sintomatica».

In che senso?
«Nel senso che aver scelto il cardinale di Buenos Aires (che nel 2005 era stato il più forte antagonista di Benedetto XVI), a mio avviso, ha voluto significare l’ammissione di un fallimento da parte della Chiesa. Come se avessero voluto dire, vabbe’ voltiamo pagina e ripartiamo da dove c’eravamo fermati».

Anche nel nome…
“Il nome è aspetto fondamentale. Aver scelto quello di Francesco fa pensare ad una nuova apertura della chiesa contro la povertà. Una povertà, delle volte, fatta non solo di beni materiali ma spirituali».

Un’apertura che però cozza con il battibecco avuto proprio all’epoca in cui era cardinale con il governo argentino che stava per varare la legge a favore delle coppie di fatto e delle nozze gay.
«Sì ma alcuni comportamenti non vanno stigmatizzati. Perché ognuno di noi può commettere un errore e ravvedersi. Con questo non voglio dire che il mio sia un giudizio positivo sul nuovo Papa».

Allora è negativo?
«Diciamo che in questo momento è un giudizio in sospeso. Mi aspetto che alcune cose vengano fatte, poi ne riparleremo. Certo sforzarsi oggi di dire che sia un ottimo pontefice, per me è molto difficile. Ma ci sono delle cose che mi hanno fatto gioire»

Dimmene una.
«In assoluto il fatto che si sia definito vescovo di Roma. Forse per voi non significa nulla ma per noi interni è importante»

Papa Francesco I

Perché?
«Ci ha tenuto a non definirsi pontefice. E quindi non ha voluto etichettarsi quale monarca dell’istituzione chiesa e questo è di sicuro un ottimo passo in avanti per tutti».

Ma ti aspetti che faccia ammenda del suo passato?
«Guarda io sono convinto che bisogna amare la verità anche se fa male. E se c’è un ravvedimento che ben venga. E’ già successo nelle alte sfere della Chiesa»

Ne citi uno ad esempio?
«Ce ne sono moltissimi. Giovanni XXIII invitò in Vaticano il cognato di Krushev come a dire che anche con il peggiore non bisogna cercare il mostro. E ancora Paolo VI baciò e lavò i piedi del monarca di Costantinopoli annullando di fatto le reciproche scomuniche che non avevano portato a nulla. E in ultimo Giovanni Paolo II che nel 2000 chiese scusa per l’inquisizione e riabilitò Galileo Galilei. Certo non è che siano delle cose eclatanti ma sono comunque dei precedenti».

Allora un giudizio sospeso.
«Ma più che altro direi che non mi sento ancora di giudicare»

Ma non ti senti di giudicare da uomo o da uomo di chiesa?
«Da entrambe le parti. Restiamo sul sospeso».

Ma alcune ammissioni te le aspetti?
«Basta vedere quanto male abbia fatto alla Chiesa lo scandalo pedofilia».

Solo per la Chiesa?
«No, assolutamente no. Dire le bugie, nascondere la verità è una cosa che non fa male solo a chi è coinvolto. Ma fa male a tutti. E per quanto riguarda la chiesa, la gente tende a generalizzare».

A fare di tutta l’erba un solo fascio…
«Proprio così. Le persone cattoliche vogliono una guida normale. Non una macchina. Nel senso che hanno bisogno di parlare con uomini e donne in grado di fare errori e di chiedere scusa. Insomma, tutti abbiamo bisogno di normalità».

Allora resti in attesa di una parola da parte di Papa Francesco?
«Più che in attesa di una parola, aspetto che i coni d’ombra vengano sostituiti da una luce intensa. Solo così la Chiesa uscirà allo scoperto».

Se non conoscete Don Vitaliano Della Sala, eccolo in un video


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