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Donald Trump, Papa Francesco: “Ecco cosa penso di lui”

Papa Francesco, intervistato da Eugenio Scalfari per La Repubblica, commenta l’elezione del nuovo Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Il candidato repubblicano, scelto dal popolo americano in una vittoria ‘risicata’, stando ai numeri ufficiali, presenta una netta rottura con il passato, ovvero gli ultimi otto anni di presidenza Obama. Ma Papa Francesco non sembra essere preoccupato, almeno per il momento: “Io non do giudizi sulle persone e sugli uomini politici, voglio solo capire quali sono le sofferenze che il loro modo di procedere causa ai poveri e agli esclusi.” commenta ai microfoni di Scalfari.

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Il mondo cristiano vuole combattere l’ISIS, ma deve porsi il problema delle armi. Come racconta Papa Francesco a La Repubblica: “Noi cristiani siamo sempre stati martiri, eppure la nostra fede nel corso dei secoli ha conquistato gran parte del mondo. Certo ci sono state guerre sostenute dalla Chiesa contro altre religioni e ci sono state perfino guerre dentro la nostra religione. La più crudele fu la strage di San Bartolomeo e purtroppo molte altre analoghe. Ma avvenivano quando le varie religioni e la nostra, come e a volte più delle altre, anteponevano il potere temporale alla fede e alla misericordia.”

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La preoccupazione di Papa Francesco non è rivolta al personaggio Donald Trump quanto, piuttosto, alla crisi di valori che stiamo vivendo in questa epoca. Bergoglio, infatti, spiega che le emergenze principali riguardano due filoni: “Quella dei profughi e degli immigrati. In piccola parte cristiani ma questo non cambia la situazione per quanto ci riguarda, la loro sofferenza e il loro disagio; le cause sono molte e noi facciamo il possibile per farle rimuovere. Purtroppo molte volte sono soltanto provvedimenti avversati dalle popolazioni che temono di vedersi sottrarre il lavoro e ridurre i salari. Il denaro è contro i poveri oltreché contro gli immigrati e i rifugiati, ma ci sono anche i poveri dei Paesi ricchi i quali temono l’accoglienza dei loro simili provenienti da Paesi poveri. E’ un circolo perverso e deve essere interrotto. Dobbiamo abbattere i muri che dividono: tentare di accrescere il benessere e renderlo più diffuso, ma per raggiungere questo risultato dobbiamo abbattere quei muri e costruire ponti che consentono di far diminuire le diseguaglianze e accrescono la libertà e i diritti. Maggiori diritti e maggiore libertà.”

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