in

Donald Trump Presidente: la democrazia è un genocidio prevedibile

Donald Trump è ufficialmente il quaranticinquesimo presidente degli Stati Uniti. Nonostante nelle ultime ore i media, i grandi imprenditori – vedi Mark Zuckerberg e l’improvviso cambio di rotta di Facebook negli ultimi giorni, dopo che per mesi ha combattuto una strenua battaglia contro il Tycoon –  e alcune frange di intellettuali stiano cercando di salire, in modo felpato, sul carro del vincitore mettendosi in faccia un “chessaramai” la questione resta grave.

La gravità non è certo data dalla sconfitta di Hillary Clinton, anch’essa una candidata poco convincente seppure formalmente corretta e di certo più preparata, bensì dalla scelta di ignorare la civiltà. Trump ha deliberatamente scelto di proporsi come incivile (se nella realtà lo sia davvero o per nulla conta poco, questa è solo politica) sparando a zero su minoranze etniche e sessuali, valore dell’istruzione – glorificando i giovani che trascurano lo studio, sua la frase “Adoro i giovani poco istruiti” – rispolverando vecchi miti hollywoodiani che gli avevano tracciato la strada sicura per piacere alla maggioranza. Un crossover fra John Wayne e Clint Eastwood, perché la politica è spettacolo, è istrionismo, è tanta pancia. Per questo Hillary non ce l’ha fatta, perché – buona o cattiva che fosse – si era preparata formalmente ma non “bucava” la telecamera. Stava antipatica, con quel mood da prima della classe che al cinema non funziona mai. Reagan docet.

Hillary non doveva essere, come Machiavelli egregiamente spiegava agli aspiranti politici, doveva sembrare. L’istinto di vendetta, di facile rivalsa sociale, di esclusione del diverso, di celebrare le semplificazioni al limite del borderline del “tutti buoni” oppure “tutti cattivi”, il campanilismo, il gusto per la rimonta dell’outsider: sono tutte tensioni normali. L’essere umano è costituito da istinti bassi, non è una rivelazione e nemmeno discutibile come dato di fatto. Ciò che conta è la facoltà di governare queste passioni distruttive, animalesche, pericolose. Per questo esiste la società civile, che si sforza di stabilire e stabilire regole di buonsenso che impongano a tutti di rinunciare a comportarsi come bestie egocentriche a favore di un ordine superiore.

Trump si è fatto beffe di queste regole civili che, in modo del tutto impulsivo, chiunque nella propria vita ha desiderato sovvertire, ignorare, scavalcare a favore di una facile e immediata gratifica. C’è l’istinto e c’è l’educazione. L’educazione si acquisisce. Se si butta alle ortiche l’educazione civica si finisce come bestie. Hillary è la professoressa che ti impone i compiti a casa e di istruirti, Trump il professore di religione finto trasgressivo che durante la sua ora ti fa parlare del nulla gratificando il proprio ego perché assurge a facile eroe di ragazzini 16enni. La democrazia ha posto della stanza dei bottoni un uomo a cui è stato vietato di usare Twitter per manifesta incapacità: ecco proprio lui ora è l’uomo più potente del mondo. E no, non c’è proprio da stupirsi, perché la democrazia è questa cosa qui. Trump è piaciuto come John Wayne, che riusciva a farti credere che gli stronzi fossero i Nativi americani, o come il professore che si fa le canne con tuo figlio e non rompe le scatole.

La democrazia è qualcosa di feroce da accettare. E certe volte altro non è che la soluzione più stupida e pericolosa. 

 

 

Lindsey Vonn sci

Lindsey Vonn sci, su Instagram il ritorno della campionessa sulla neve

Chi l'ha visto?

Chi l’ha visto? anticipazioni puntata 9 novembre 2016: Tiziana Cantone e Luca Catania