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Donna muore di tumore a causa del fumo passivo dei colleghi: Regione condannata

Lucia Lo Conti, la donna morta a causa di un tumore provocato anche dal fumo passivo dei colleghi di lavoro, non aveva mai toccato una sigaretta in vita sua. Anche in famiglia questo vizio era assente. Quando rientrava a casa da lavoro, però, portava con sé quell’odore nauseante di nicotina, inconfondibile soprattutto per i non fumatori. I suoi colleghi, infatti, fumavano nei loro uffici senza alcun ritegno e per 21 anni hanno avvelenato i suoi polmoni con il fumo passivo, anche se il Tribunale ne ha riconosciuti solo cinque.

Lucia diceva sempre che l’avrebbero uccisa e, forse, così in parte è stato: nel 2004 le è stato diagnosticato un tumore ai polmoni molto aggressivo, ed è stato appurato come il fumo passivo abbia avuto un ruolo nella formazione della patologia. Tra il 1979 e il 2000, Lucia scese in campo contro i suoi colleghi fumatori, cercò in ogni modo di vedere riconosciute le sue ragioni, la legge antifumo, infatti, nonostante l’entrata in vigore, veniva ignorata. Inoltre, nelle stanze non era stato installato alcun sistema di areazione.

14 anni dopo venne spostata in un ufficio a contatto con i clienti, ma anche in quel caso gli utenti fumavano indisturbati. Nel 2000, finalmente, le toccò la presidenza, ma era già troppo tardi. L’anno successivo, a seguito dei forti dolori al petto, si recò in ospedale e scoprì la terribile diagnosi: adenocarcinoma polmonare. Secondo la figlia Gabriella, Lucia era già sicura che fosse cancro ancor prima della diagnosi. Nonostante la chemioterapia e il resto delle cure, Lucia morì nel 2004 e ora, dopo molti anni, la Regione Sicilia è stata costretta a pagare un maxi risarcimento alla famiglia pari a un milione e mezzo di euro, per suo marito e i suoi sei figli.

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