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Donne che lavorano in proprio: Elena e Barbara raccontano il loro network per le imprese al femminile [INTERVISTA]

Elena Tavelli è laureata in Economia, Barbara Fogli ha un master in marketing e comunicazione. Entrambe hanno avuto lunghe esperienze di lavoro in grandi aziende, per poi una volta divenute mamme, essersi reinventate libere professioniste. Si incontrano per caso, proprio grazie ai loro figli. Il feeling è immediato e dalle loro esperienze nasce Grow Hub, un network di comunicazione al servizio delle piccole imprese, soprattutto al femminile. UrbanPost le ha intervistate in esclusiva: ecco cosa ci hanno raccontato della loro esperienza.

Ci potete raccontare della nascita di Grow Hub?
[ELENA] Grow Hub nasce circa un anno e mezzo fa; io e Barbara lavoravamo altrove, io per dodici anni ho lavorato in una multinazionale, mi occupavo di marketing, mentre Barbara si occupava di comunicazione per un’altra società. Noi ci siamo conosciute al parchetto perché il mio piccolino e sua figlia hanno la stessa età. Entrambe sentivamo l’esigenza di stare sempre di più con i bambini e di cambiare vita. Nel frattempo io ho lasciato il mio lavoro perché con tre figli non riuscivo più a viaggiare tanto e a gestire tutto. Poi abbiamo cominciato a seguire dei corsi insieme e a lavorare su dei progetti piccoli di gente che ci chiedeva una consulenza, dal rifacimento del logo ad una grafica. Abbiamo visto subito che insieme funzionavamo, lavoravamo bene perché siamo molto complementari. Perché non creare una società, certo di marketing e consulenza, ma che potesse aiutare, soprattutto le donne che si vogliono mettere in proprio? Da lì è nata l’idea di Grow Hub, con il nome “centro di crescita, progetti per crescere” perché legato a questo mondo femminile dove sempre di più le mamme si trovano a dover crescere i figli da un lato e quindi dall’altro a rivedere la loro figura professionale.

Quindi la scelta di entrambe è stata quella di cercare di far coincidere la carriera con la famiglia?
[ELENA] Sì sì assolutamente di entrambe! E penso che sia un problema ancora più sentito nelle grandi città come Milano. Vedo ad esempio mia sorella che abita in un centro più piccolo e per lei è più semplice andare a prendere i bambini. Se ad esempio non hai i genitori o i suoceri vicini tu sostanzialmente giri il tuo stipendio alla tata e alla fine i bambini stanno con degli estranei. Che poi va benissimo, i miei bambini stanno con la tata per tre pomeriggi a settimana però, soprattutto quando sono piccoli, i costi sono davvero alti e poi hai i sensi di colpa.

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E adesso che avete comunque una società molto attiva, come fate a coincidere la vostra attività con la famiglia?
[ELENA] Trovo che comunque sia meglio rispetto a lavorare in azienda, con i canoni orari di ufficio. Ad esempio noi lavoriamo molte ore filate, iniziamo magari alle 8.30 però lavoriamo di continuo fino a che non andiamo a prendere i bambini. Quindi rispetto all’azienda, in cui magari per riunioni o momenti di condivisione, dovevi stare in ufficio di più, adesso per noi è molto più facile gestire gli orari che è fondamentale. Spesso ci capita di lavorare la sera, se magari abbiamo i bambini malati riusciamo a organizzarci e a lavorare a casa di una o dell’altra. Gli inconvenienti diventano più limitati. Se lasci i bambini un pomeriggio con la tata va bene, se sei costretta a lasciarli tutta la settimana è diverso.

Raccontatemi allora delle imprese al femminile che state seguendo: ce n’è qualcuna che vi ha colpito particolarmente per la sua storia?
[BARBARA] Sicuramente Daniela di “The Family Trainer” perché ha avuto una carica e una voglia di rimettersi in gioco fortissima e ci sta riuscendo bene. E’ partita da zero, ha avuto un’idea e l’ha portata avanti, ha fatto tutto con noi ed è uno dei progetti al quale ci è piaciuto maggiormente lavorare.

Quali sono secondo voi le maggiori difficoltà che hanno questo tipo di imprese oggi?
[BARBARA] Sicuramente da un lato sono i capitali, trovare i fondi per una nuova attività e farla partire. Andare gradualmente permette loro di far coincidere tutta quella parte della vita personale, che per le donne imprescindibile.

[ELENA] Infatti una cosa che abbiamo riscontrato molto è il fatto che sono tante le donne che vorrebbero far qualcosa ma non sanno da che parte iniziare. Per questo motivo noi cerchiamo proprio di aiutare in questo senso, per chiarire da dove partire. Iniziare con un piccolo progetto da testare con amici e parenti o con piccoli negozianti della propria zona per farlo crescere e quindi lanciarlo in modo vincente.

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Quindi cosa consigliereste alle donne che vogliono mettersi in proprio perché non riescono più a far coincidere lavoro d’ufficio e famiglia?
[BARBARA] Innanzitutto di fare chiarezza sulla propria idea imprenditoriale, perché ne sentiamo tantissime che dicono “voglio fare come voi”. Però un conto è il sogno, un conto è avere delle basi concrete su cui poi realizzare un sogno. Se manca un’idea non si parte; secondo step è valutare se questa idea è fattibile, fare un’analisi se può avere una sua strada oppure no. In quel caso alle donne che si rivolgono a noi, siamo sincere e sconsigliamo vivamente di partire.
[ELENA] Altra cosa è comunque di mantenere il proprio lavoro finché possibile, di vederlo come tassello per costruire il resto. Non è il momento adatto per fare un salto nel vuoto.

Con le donne con cui siete entrate in contatto avete riscontrato spesso situazioni di disagio sul posto di lavoro?
[ELENA] Casi al limite del mobbing sono più rari per fortuna, però quasi tutte si trovano in una situazione di disagio una volta tornate sul posto di lavoro dopo la maternità. E’ così un po’ per tutte, come se in Italia non si potesse a livello imprenditoriale far conciliare una vita professionale della donna con quella familiare. Siamo estremamente penalizzate.

[BARBARA] E’ un peccato che quell’energia formidabile, di voglia di fare, che invece assale le donne proprio dopo la maternità, non venga sfruttata in azienda, anzi che venga spinta via. Dopo la maternità, ti rendi conto di poter fare qualsiasi cosa, sopravvivi a questi piccoli che ti arrivano a casa e non sai come fare. E poi senti la necessità dopo un tot di mesi di uscire di casa, di stare con gli adulti, un desiderio che invece prima non sentivi così forte.

Grazie

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