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Donne che lavorano, intervista al sindaco Silvia Marchionini: “Una donna si deve impegnare il triplo per farcela”

Nei giorni scorsi si è ampiamente discusso dell’essere moglie e madre ma anche della volontà di essere una donna in carriera che possa far coincidere tutti questi importanti ruoli. I dati sulla situazione italiana però ci raccontano di un Paese che ancora esclude ampiamente le donne dal mondo del lavoro, soprattutto quando quelle stesse donne vorrebbero andare a occupare ruoli lavorativi di rilievo. Per questo motivo UrbanPost ha voluto  intervistare Silvia Marchionini, sindaco di Verbania dal 2014, città capoluogo di provincia in Piemonte, anche per chiederle un’opinione relativamente alla questione Meloni – Bertolaso. Verbania rientra in quel minimo 14% di comuni italiani guidati da donne ma il sindaco Marchionini è anche l’unica donna nelle prime 30 posizioni della classifica stilata da Il Sole 24 Ore dei migliori sindaci d’Italia.

Per il 2016 lei si è posizionata al 14° posto nella classifica relativa ai migliori sindaci d’Italia. A cosa deve questo risultato?

Lo scorso anno ero sesta… ho perso qualcosina! Diciamo che però è tutto impegno, lavoro e passione. Per capirci, Verbania è stato un comune commissariato ma è anche il secondo in Piemonte per presenza turistica, sul lago Maggiore, a soli trenta chilometri dalla Svizzera, quindi con un potenziale enorme, soprattutto culturale – turistico, ma che fatica ad essere realizzato. Una spinta a fare diciamo che è data dal contesto, si vedono le potenzialità e si è invogliati a fare, occorre solo mettersi a lavorare. E’ una cittadina di 31 mila abitanti, postindustriale, fino agli anni Ottanta c’erano aziende di natura chimica che andavano molto bene poi c’è stata la fine di quell’esperienza e c’è stata la necessità di una riconversione in qualcos’altro. In realtà è un paesone, ci si conosce molto e le relazioni sono molto immediate se si vuole averle ma si può anche stare barricati in comune.

Nella classifica de Il Sole 24 Ore lei è l’unica donna nei primi 30 posti: le sembra strano questo dato?

Diciamo che le donne fanno molta più fatica ad emergere in politica come in altri contesti; dopodiché al massimo arrivano a fare il sindaco.

Leggevo appunto che solo il 14% degli oltre 8 mila comuni italiani è guidato da donne sindaco: secondo lei come mai?

Diciamo che una donna si deve impegnare in maniera tripla per farcela. Io sono stata eletta grazie alle primarie, non sarei mai stata eletta con una candidatura di partito. Quindi questo per farci capire che nei partiti che ancora selezionano la classe dirigente, le donne stanno dietro, al massimo diventano assessori. In questo senso c’è un’arretratezza mentre invece i cittadini vedono molto bene il personale femminile, personalmente riscontro una naturale simpatia. Purtroppo i nostri partiti sono legati più alla conservazione che all’avanguardia, i meccanismi che selezionano la classe dirigente sono antiquati, vecchi di almeno trent’anni.

Mi sta raccontando di una classe politica prettamente maschile…

Al 95% per cento!

E le donne? Secondo lei vogliono entrare in politica o si accontentano di questa situazione?

Secondo me vogliono, dopodiché se non si trovano alleanze esterne le primarie sono certamente un metodo utile ma non risolvono tutti i problemi. Alleanze esterne, specialmente nella società civile che magari sostiene il processo di rinnovamento perché purtroppo da sole non si può farcela. Diciamo che anche se una donna si impegna ed è più brava non è automatico che riesca ad emergere, questo è il dato preoccupante perché le selezioni non sono basate sul merito. Inoltre la scelta non segue nemmeno quanto quel candidato può piacere ai cittadini o sia in grado di fare, sono altri i criteri che emergono: l’esperienza nel partito o il livello di gradimento nel partito.

Com’è lavorare allora in un ambiente prettamente maschile?

Devo dire che io ho nominato parecchie donne assessori, siamo cinque; magari tornassi indietro qualche uomo in più l’avrei anche nominato, però c’è stata una scelta. Io trovo che le donne brave facciano ottenere ottimi risultati, ma è anche vero che si possano verificare degli scontri emotivi che invece quando si lavora con gli uomini non ci sono, diciamo che tra donne se c’è un litigio è molto pesante. Però quello che io ho visto è che una donna brava rende molto più di un uomo bravo. Come c’è da dire che una donna non capace può fare dei danni invece un uomo si controlla di più diciamo.

Le chiedo quindi relativamente a questo discorso, lei è a favore delle quote rosa?

Io si sono a favore, io sono appunto entrata proprio grazie alle quote rosa altrimenti non sarei stata candidata a nulla. Non si tratta che le donne siano di serie B ma se nei fatti si vede che i 3/4 di classe politica è formata da uomini bisogna cercare degli espedienti, degli strumenti: le quote rosa servono per costringere a candidare le donne.

Diciamo che è un primo passo per farle entrare e fare andare avanti le più meritevoli…

Senza dubbio: in qualche modo devi candidare le donne quindi, se sei costretto ci sarà l’inserimento di nuove persone. Dovrebbe contare solo la volontà ma se sono gli uomini a decidere si sa già cosa scelgono.

Le faccio una domanda personale: lei ha famiglia?
No non sono né sposata né ho figli.

Secondo lei però una donna può unire entrambe le cose, essere madre e moglie e fare anche carriera?

Le donne che lavorano e hanno famiglia, marito e figli, già fanno i salti mortali. Rispetto all’impegno in politica la parola è organizzazione; le donne sono più propense ad organizzarsi ovviamente supportate e aiutate, mi sembra anche una questione abbastanza retrò. Come fa allora una donna che lavora alla quale magari propongono un avanzamento di carriera, se aspetta un figlio non lo accetta? Relativamente alla candidatura della Meloni, diciamo che Bertolaso ha detto qualcosa che è nel sentire comune ma è lontano dalla realtà. Per fortuna la maternità non è una malattia, quindi è sufficiente tanta organizzazione.

Visto che lei ha avuto successo e sta facendo carriera, cosa consiglia alle donne che vogliono intraprendere questa strada?

Posso consigliare di impegnarsi, di seguire i consigli di tutti ma alla fine di fare con la propria testa. Alla fine quello che conta è la tenacia, fare i fatti concreti, un po’ di fortuna aiuta. Viviamo in tempi in cui la determinazione e il carattere forte contano moltissimo quindi consiglio anche di fare attività in proprio per forgiare il carattere perché soprattutto in politica gli attacchi personali non mancano. Purtroppo in politica come nella vita professionale c’è questa tendenza all’attacco personale su qualsiasi tema.

Purtroppo per una donna gli attacchi personali possono diventare più pesanti…

Sì perché gli insulti sono quelli, di natura ses**ale, bisogna corazzarsi. E’ una cosa che poi alla fine ogni donna riesce a fare però è una cosa che bisogna tenere ben presente. La strada è tutta in salita ma poi c’è anche gusto ad arrivare in vetta, bisogna vivere le cose in modo molto sportivo, se ci si impegna i risultati possono arrivare. E se non dovessero arrivare l’importante è che la colpa non sia propria.

Lei quando è diventata sindaco ha fatto un testa a testa con un’altra candidata donna, una battaglia ad armi pari…

Malgrado a quel punto fossi nettamente favorita e l’altra candidata avesse raggiunto il massimo delle sue potenzialità, è stato molto bello vedere un ballottaggio tra due donne, una cosa che non si era mai vista e i nostri rapporti sono molto cordiali anche ora.

Grazie

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