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Dopo la strage di Parigi: la lezione di Oriana e i sobillatori di professione

Nel fiume di parole scritte da ieri sera, in commento ai tragici avvenimenti di Parigi ferita mortalmente da un attacco terroristico senza precedenti, c’è qualcosa che mi ha colpito: la siderale distanza tra i (profetici) scritti della citatissima Oriana Fallaci e gli editoriali sparsi tra le prime pagine dei quotidiani di oggi e il web.

Anche volendo lasciare da parte lo sdegno per la copertina odierna di Libero Quotidiano,  sdegno peraltro condiviso dal presidente dell’Odg Jacopino, stupisce come la stampa italiana, soprattutto quella che ammicca alle posizioni più oltranziste, abbia dato così tanto spazio ai sobillatori di professione. Quelli per cui non esiste differenza alcuna tra terroristi ispirati o affiliati all’IS e cittadini di fede musulmana, quelli dell’equazione islam-terrorismo,  che approfittano delle sciagure per fare pubblicità ai propri libri.

I depositari di questa pseudo verità, sbattuta in faccia alle centinaia di famiglie parigine colpite oggi da un lutto tanto improvviso quanto difficile da accettare, dimenticano che quelle stesse famiglie sono abituate da decenni ad avere come vicini concittadini (si, cittadini francesi), di fede islamica e non per questo vicini alle posizioni oltranziste o peggio ancora affiliati ad organizzazioni terroristiche.

La guerra asimmetrica
Cosa è cambiato allora? Negli ultimi anni la Francia, come il resto dell’Europa, si è esposta molto sullo scenario mediorientale e nordafricano. Iraq, Tunisia, Egitto, Libia e ora Siria: in tutti questi paesi la Francia è intervenuta, in alcuni casi anche militarmente, come in Libia e Siria, per costuire la “pax” occidentale nella difficile fase di transizione verso la democrazia. Il terrorismo è semplicemente la conseguenza di questa ingerenza continua negli affari interni di paesi sovrani, quell’esercizio della politica di potenza per cui bisogna esser disposti ad accettare le conseguenze, anche le più tragiche.

Tempo fa, ricordando la lezione del compianto Carlo Maria Santoro, massimo studioso italiano di geopolitica, ricordavo l’impossibilità di una guerra “classica” al terrorismo, teoria di cui si parla da oltre due decenni ma a quanto pare inutilmente. Quello che sta accadendo in questi giorni angoscianti ne è la dimostrazione più tragica e plastica: un pugno di attentatori e kamikaze ben addestrati può tenere sotto scacco la capitale francese, con buona pace delle teste di cuoio e dei Mirage della Republique. Perché gli schemi della guerra classica non possono funzionare con una guerra asimmetrica come quella iniziata dalle “truppe invisibili” dell’IS.

Le radici dell’odio
Ma cosa c’è alle radici di questo odio viscerale? Non può essere (e non è) la semplice differenza di fede religiosa. Questo piacerebbe ai sobillatori professionisti, agli editorialisti dall’ugola d’oro, pronti ad urlare dalle colonne del proprio giornaletto, chiamando alla “guerra all’islamico”. Ma non è la stessa posizione della citatissima (in queste ore) Oriana Fallaci. Ecco cosa scriveva la grande giornalista nell’intervista, pubblicata nel 1970, alla militante palestinese Rascida Abhedo contenuta nel volume “Le radici dell’odio. La mia verità sull’Islam”, raccolta di articoli e interviste data alle stampe poco più di due mesi fa.
Rascida Abhedo autrice dell’attentato che il 21 febbraio del 1969 fece una vera e propria mattanza in un supermercato di Gerusalemme, dice alla Fallaci: “Non sono una criminale, ricordo un episodio che accadde proprio al supermarket, un giorno che vi andai in avanscoperta. C’erano due bambini. Molto piccoli, molto graziosi. Ebrei. Istintivamente mi chinai e li abbracciai. Ma stavo abbracciandoli quando mi tornarono in mente i nostri bambini uccisi nei villaggi, mitragliati per le strade, bruciati dal napalm. (…) Così li respinsi e mi alzai. E mi ordinai: non farlo mai più, Rascida, loro ammazzano i nostri bambini e tu ammazzerai i loro”.
Sono passati 45 anni, ma la lezione è sempre la stessa: morte chiama morte e i bambini e i civili morti sotto le bombe francesi in Siria come in Libia sono il pretesto per i vendicatori dell’IS per spargere altro sangue nel mondo, come se non ne fosse già stato versato abbastanza.

Written by Andrea Monaci

49 anni, è direttore editoriale di Urbanpost.it fin dalla sua fondazione nel 2012. Ha iniziato la sua carriera nel 1996, si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto per "Il Secolo XIX", "Lavoro e Carriere", "La Voce dei Laghi", "La Cronaca di Varese".

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