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Dopo Milano anche Roma avrà la sua laurea in “videogiochi”

Aveva iniziato l’Università Statale di Milano inaugurando una laurea specialistica a indirizzo videogiochi. Ora anche Roma avrà la sua triennale dedicata al settore del divertimento per pc e consolle. Il percorso di studi intersecherà tutti i passaggi fondamentali per la buona riuscita di un videogioco, dallo sviluppo a livello informatico al marketing.

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Sembra una minchiata per almeno due motivi. Il primo è che come molti altri corsi di laurea italiani ti incanala in un settore estremamente specifico. O, come lo chiamano gli urbanisti, un vicolo cieco. Ora non so quanti lavoratori sia in grado di assorbire l’industria del videogioco in Italia, però non credo siano abbastanza da giustificare un intero corso di laurea dedicato. E poi la pretesa di occuparsi di tutto quello che riguarda lo sviluppo di un prodotto estremamente complesso come un videogame ricordano un po’ la laurea in Scienze della comunicazione. Che i più ottimisti chiamano anche Scienze delle merendine, anche se poi un Kinder Delice a differenza di un corso di Geografia della Comunicazione almeno ti dà da mangiare.

Nonostante questo la laurea in videogiochi è un’ottima idea. Per molti motivi. Il primo è che, come come può confermare ogni neolaureato seduto con la mano tesa fuori dai supermercati, “Chi ha un buon stipendio ha studiato informatica”. È vero, soprattutto perché le competenze informatiche sono spendibili in paesi meno fortunati del nostro, che grazie alla crisi sta accuratamente selezionando quelli in grado di farcela e quelli che invece sono destinati a soccombere. Altrove ci sono più opportunità per tutti. Che smidollati. Inoltre, proprio la crisi ha livellato le aspettative professionali di chi inizia l’università. A parte qualche eccezione non esiste un corso di laurea che garantisca guadagni lavorativi un lavoro. In questo deserto professionale una scelta sensata è investire su ciò che piace. Oppure riuscire a farsi piacere qualcosa che non piace.

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