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E alla fine (della grigliata) arriva lui

Il posto è di quelli che anche il più tecnologico dei navigatori non riuscirebbe a trovare nemmeno a pagarlo. Montagna bergamasca piena, con vista spettacolare su mezza Val Brembana, ci si arriva attraverso una strada nel bosco, è tenuta bene, ma sarebbe bello sapere in quanti la conoscono. Alla fine del viaggio c’è una breve discesa (e rispettiva salita al ritorno) adatta più ad una jeep che all’utilitaria a nostra disposizione, ma fondamentalmente “chi se ne frega”. La giornata è eccellente, il cibo anche, è in programma una di quelle grigliate che si riescono a fare solo nei weekend estivi.

“Ci siamo solo noi”, o almeno così era parso. Invece no;  verso la fine del (lauto) pranzo,  temporaneamente appoggiati  i ferri del mestiere (le griglie) a terra (“ma sì, poi le laviamo, mo’ però se magna”), l’attenzione  degli astanti è ormai da tempo interamente “rivolta”  al classico appetito di montagna da soddisfare. E  quel gatto selvatico, pareva già sapere come sarebbe finita la storia.

L’odore delle costine e le griglie ancora più o meno calde  sono stati un richiamo troppo forte, irresistibile per la sua ruvida lingua. Un ritmo incessante quello delle leccate del felino al saporito metallo.  Dopo aver osservato il nuovo arrrivato piuttosto affascinati per un buon numero di secondi, qualcuno è saltato su a tutela della salute dell’improvviso ospite:  “sarà anche selvatico, ma mica gli fa bene leccarsi quella roba lì”. Detto fatto, il felino si è immediatamente guadagnato una decina di amici e un pranzo a base di carne fresca (alla griglia). In cambio “Gatto”  (sì, il nome non è denso di fantasia, effettivamente)  ha rivelato un comportamento tutt’altro che selvaggio, anzi:  guardate un po’…

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