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E’ allerta contagio: nuovi casi del virus che fa venire sangue dalla vagina e dalla bocca. Ecco come si manifesta

La peggiore epidemia della storia di ebola è un ricordo recente. Tra il 2014 e il 2016 il virus ebola ha imperversato in Africa Occidentale, colpendo soprattutto la Guinea, la Liberia e la Sierra Leone, causando migliaia di morti e scatenando diverse polemiche sulla mancata attenzione da parte di governi e istituzioni, Organizzazione mondiale della sanità compresa. Oggi l’Africa Occidentale si trova a combattere un’altra epidemia, con la Nigeria impegnata a combattere un’epidemia senza precedenti di febbre di Lassa, la più grande mai riportata nel paese, con rischio di diffusione nazionale e ai paesi vicini, con un trend in crescita per numero di casi e morti. Una malattia, così come ebola, emorragica virale, ma dovuta a un virus diverso. (Continua a leggere subito dopo la foto)

Il primo caso riconosciuto risale al 1969, quando due infermiere morirono nella città nigeriana di Lassa a causa dell’infezione di un nuovo virus, mai identificato, anche se la malattia ad esso collegata era nota già da alcuni anni. (Continua a leggere subito dopo la foto)

Nella stragrande maggioranza dei casi (4 su 5) l’infezione è asintomatica o con sintomi moderati tali da passare praticamente inosservati e senza diagnosi, ma un infettato su cinque sviluppa sintomi gravi dopo essere entrato in contatto con il virus, attraverso cibi o oggetti che siano stati contaminati da feci o urine dei roditori, ma anche per via sessuale o attraverso contatto con fluidi biologici per persone infettate. Dal contatto con il virus possono trascorrere dai 6 ai 21 giorni perché i sintomi possano comparire, in modalità e con una pletora di manifestazioni diverse: mal di gola, dolori muscolari, vomito, diarrea, fino a gonfiori del viso, liquido nei polmoni e perdite di sangue da naso, bocca, vagina, nel tratto intestinale, convulsioni, tremori, perdita dell’udito o coma nei casi più gravi e più avanti con la malattia. La mortalità nel complesso si aggira intorno all’1% scrive l’Oms, ma si impenna per i casi più gravi ospedalizzati fino al 15%, con dati particolarmente elevati per donne incinta al terzo trimestre di gravidanza. Nel complesso, concordano le principali istituzioni sanitarie, è una malattia estremamente variabile nella sintomatologia, un fatto che ne complica l’identificazione e la diagnosi precoce, di per sé non già facile perché i sintomi possono essere confusi con quelli di ebola o malaria per esempio (la conferma certa arriva da analisi di laboratori specializzati, che rintracciano i marcatori biologici del virus).

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