in ,

E-Commerce in Italia: un 2019 all’insegna della crescita

Non sembra conoscere battute d’arresto lo sviluppo dell’e-commerce nel nostro Paese. Nel solo 2018 oltre il 60% della popolazione italiana, pari a 38 milioni di persone, ha acquistato in rete, un dato destinato a crescere fino ai 41 milioni del 2023. In contemporanea il numero di imprese attive nel settore ha toccato le 20mila unità per un giro d’affari che sfiora i 42 milioni di euro, il 18% in più rispetto all’anno precedente. Proviamo a entrare nel dettaglio di quello che è un vero e proprio boom economico.

Il primo dato degno di rilievo è il consolidamento del canale mobile per comprare su internet. In questa specifica statistica l’Italia è ben più avanti dei diretti competitor europei: l’85% dei nostri connazionali utilizza proprio smartphone e tablet di ultima generazione per l’e-commerce, a conferma della bontà degli investimenti fatti dalle aziende per rendere i propri portali sempre più “mobile friendly”.

Tra le categorie merceologiche più ricercate è ancora il tempo libero a farla da padrone, con la sua incidenza del 41,3% sull’intero fatturato, mentre crescono in contemporanea l’elettronica di consumo (+23% tra 2017 e 2018), la salute (+23%) e la moda (+18%).

L’aumento del fatturato dell’e-commerce e del numero di italiani che acquistano online ha portato, in contemporanea anche all’incremento delle realtà economiche che operano in questo senso. È quanto emerge dall’ultimo report di InfoCamere e UnionCamere che ha sottolineato come il numero di imprese attive nel settore abbia superato le 20mila unità: il triplo rispetto a dieci anni fa.

A guidare la crescita il tessuto delle piccole e medie imprese caratteristico del nostro Paese. E proprio da loro, e dalla loro volontà di essere competitive e aprirsi alle infinite possibilità della rete, è partita la rivoluzione degli ultimi anni.

Il 12% delle PMI italiane è attivo e vende online, dato in netta crescita rispetto all’ultimo triennio. Di queste il 72% preferisce il sito aziendale per commercializzare i propri prodotti mentre è in crescita del 10% la percentuale di chi sceglie di affidarsi a marketplace e altri intermediari.

Di marketplace attivi in Italia ce ne sono attualmente tredici, dai più famosi come Amazon e eBay a quelli più specializzati come AutoScout24.it. Scegliere questo tipo di vetrina significa per le piccole imprese affidarsi a canali di vendita già consolidati per aumentare il traffico dei prodotti e per comprendere le specifiche esigenze dei target di riferimento. Due i punti chiave su cui lavorare: la creazione di schede degli oggetti accattivanti e l’organizzazione della logistica, vero e proprio punto cardine per il successo di un e-commerce.

Scegliere i marketplace significa affidarsi a una rete distributiva di comprovata efficienza. E proprio per sfruttare questa esperienza, senza costringere le imprese a rinunciare al proprio sito aziendale, sono nate in questi anni piattaforme di gestione come Packlink Pro, solo per fare un esempio. Packlink Pro permette l’integrazione eBay della pagina personale, automatizzando tutti i processi di ricezione e invio degli ordini. La soluzione ideale per le piccole realtà aziendali sprovviste di team informatici e con risorse limitate per curare ogni aspetto della logistica.

Tra le zone italiane che hanno fatto da traino allo sviluppo dell’e-commerce nell’ultimo anno spiccano le statistiche delle Regioni del Sud. Secondo i dati di InfoCamere i territori che sono cresciuti di più, sia in termini di fatturato che di numero di aziende, sono quelli campani, abruzzesi e calabresi, seguiti da Puglia, Basilicata e Sicilia.

E se cresce il numero delle aziende che commerciano su internet, cresce allo stesso tempo l’apertura ai mercati delle stesse. Nonostante il numero delle imprese che investe direttamente all’estero sia diminuito rispetto al 2017, è aumentato del 56% il dato di chi sceglie di esportare all’estero con particolare attenzione alla Cina come destinazione privilegiata.

Numeri importanti quelli dell’e-commerce, che danno una prima idea dei possibili sviluppi futuri del settore. Il futuro si chiama personalizzazione e social media. Già nel 2018 l’80% dei consumatori ha dichiarato che vivere esperienze d’acquisto personalizzate è stata la molla che ha fatto optare per un negozio online a scapito di un altro. L’87% sostiene invece che i social media influenzino gli acquisti. Proprio questi ultimi stanno diventando la piazza di riferimento per gli investimenti aziendali. Le stesse aziende sono consapevoli dell’importanza di questo canale: Facebook è considerata la piattaforma più efficace dal 71% delle imprese, seguito da Instagram (53%) e YouTube (27%).

Rosi Zamboni, macchina della verità a “Domenica Live”: ha mentito su Giorgio Tambellini?

Piero Angela: «Calo demografico? Pochi gli interventi, d’altronde un pensionato vota, un neonato no!»