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«E’ in arrivo un nuovo attacco speculativo contro l’Italia»

«E’ in arrivo un nuovo attacco speculativo contro l’Italia». La previsione, anche abbastanza scontata visti i chiari di luna di queste ore sul DEF, è di Francesco Filini, laureato in scienze politiche e studioso di economia tra i più accesi sostenitori della sovranità monetaria, anima della pagina Facebook Rapporto Aureo e autore del libro “Il segreto della Moneta”. In una lunga intervista rilasciata ad Interris Filini ha ricordato una banalità che però sfugge alla gran parte dell’opinione pubblica. Con lo spread che galoppa, una manovra che farebbe salire il rapporto debito/Pil pericolosamente verso il 3% sarebbe come lanciare il Paese nel baratro.

«C’è una questione alla base del discorso: mettiamo il caso che il governo decida di superare la soglia del 3 per cento, dovrà poi emettere titoli di debito e trovare chi li acquista. È l’unico modo per far ottenere allo Stato moneta necessaria per le spese. In Italia funziona che in un’asta per l’acquisto dei titoli di debito si fanno tre chiamate, nel corso delle quali il tasso d’interesse per lo Stato sale –  spiega Filini – È così che i protagonisti di queste aste – in genere le banche speculative, americane e non solo – fanno il bello e il cattivo tempo: abbassano il tasso d’interesse giocando con lo spread. In Germania queste aste funzionano diversamente: finita la prima chiamata, il debito che resta viene acquistato dalla Bundesbank, per cui è come se avessero una banca centrale che copre il debito mantenendo basso il tasso d’interesse. Invece in Italia sono le banche private che possono in qualsiasi momento alzare il tasso d’interesse, magari perché reputano poco affidabile il sistema Italia».

Secondo Filini lo Stato può anche sforare e portare il rapporto deficit Pil verso il 3%, ma poi si deve assumere le responsabilità delle conseguenze. Già ad agosto è stato agitato lo spauracchio dello spread e sia Tria che Conte sono dovuti intervenire per fermare le voci incontrollate su una manovra finanziaria in deficit. Che dire poi dell’ipotesi, circolata da più tardi, che i titoli i debito italiani possano essere acquistati da stati esteri, Russia e Cina in primis, ma anche gli USA di Trump. Ipotesi che fa sorridere se pensiamo al sovranismo sempre dichiarato a parole da Lega e M5S. «Penso alla Cina oppure agli Stati Uniti – afferma Filini – Conte un mese fa avrebbe strappato una promessa in tal senso da Trump- È assurdo dover considerare la Cina o gli Stati Uniti la nostra salvezza. L’Italia sta assumendo una centralità politica che è tutt’altro che confortante: da una parte c’è chi, da Oltreoceano, vorrebbe usare il nostro Paese come grimaldello per minare l’economia della Germania, che tiene sotto scacco l’Eurozona, “rea” di essersi avvicinata troppo a Mosca; dall’altra c’è chi – la Cina – ha interessi per mettere la fiche sull’Italia per estendere ancora di più i propri tentacoli sull’Europa. Il mercanteggiare sul nostro debito è deprimente. Del resto un Paese privo di sovranità monetaria si presta a diventare ostaggio di altri Paesi che, invece, una loro sovranità riescono a esercitarla».

La soluzione, secondo Filini come molti altri, sarebbe la sovranità monetaria. Ma come raggiungerla in tempi di stagnazione come gli attuali e con un colossale debito pubblico da garantire? «L’attuale governo – dice Filini – aveva fatto una proposta positiva: i minibot, ovvero titoli di Stato di piccolo taglio. Ma quella proposta sembra oggi sfumata. Il punto però è che per raggiungere una vera sovranità monetaria è necessario emettere una moneta parallela libera dal circuito del debito bancario e finanziario. Così si farebbe risalire la domanda interna, perché non riusciamo più a produrre non avendo il mezzo di pagamento necessario per far risalire l’economia». Ma è realistico immaginare la sovranità monetaria nel contesto politico e finanziario attuale, considerando gli accordi internazionali che l’Italia ha sottoscritto? «Dipende dal popolo. Siamo noi a dover decidere se vogliamo morire di debito o diventare sovrani», è la pronta risposta di Filini. E non sarebbe a suo avviso un problema nemmeno un po’ di inflazione. Secondo Filini sarebbe un problema per chi ha crediti, non debiti (quindi i cittadini). «Il meccanismo è semplice –  spiega Filini – se oggi la moneta vale dieci e domani la stessa moneta, per effetto dell’inflazione, vale sette perché si aumenta la massa monetaria circolante, chi ha crediti da riscuotere, cioè tutto il comparto finanziario e bancario, li vedrà dimezzarsi a beneficio di chi oggi è debitore. La paura della Bce è proprio questa: che il valore della moneta scenda. Ecco perché l’Euro viene artificialmente tenuto una moneta forte, malgrado l’economia dell’Eurozona sia più debole».

Mario Draghi

E che dire allora del Quantitative easing (Qe) voluto dalla Banca Centrale Europea per sostenere il debito nazionale, incluso quello italiano? Secondo Filini si tratta di uno strumento diversissimo, che aiuta le banche ed il sistema finanziario ma alla lunga danneggia i bilanci dello stato. Perché nasconde un grande paradosso. «Ad esempio – dice Filini – in questi anni la Bce ha comprato diversi miliardi di debito pubblico italiano non direttamente dal Tesoro, ma dalle banche che regolano il tasso d’interesse sul debito, determinando così lo spread. E ne deriva anche un grande paradosso. La Banca d’Italia, che dovrebbe essere la nostra banca centrale ma che in realtà è tenuta a seguire gli indirizzi formulati dalla Bce, non compra direttamente il debito dal Tesoro italiano, ma deve rivolgersi alle banche private pagando l’interesse». Poi conclude con la previsione di un nuovo attacco speculativo. «In qualsiasi momento la grande finanza può innescare una crisi dovunque voglia. Certo è che dovrebbe poi confrontarsi con un problema di ordine pubblico». Uno scenario apocalittico.

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