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È morto Claudio Abbado: una sinfonia lunga 80 anni

Questa volta il maestro Claudio Abbado non ce l’ha fatta a sconfiggere il male che l’aveva colpito da tempo. L’illustre direttore d’orchestra, figura centrale della musica italiana a partire dalla fine degli anni ’70 e senatore a vita, è morto a 80 anni stamane nella sua casa bolognese. Negli ultimi mesi la sua salute si era indebolita tanto da dover cancellare i numerosi impegni dopo l’estate. Nel corso del suo ultimo concerto, al Festival di Lucerna svoltosi l’agosto scorso, Abbado era apparso debilitato e aveva destato molta preoccupazione. Sostenitore da sempre dei giovani musicisti aveva scelto di devolvere il suo compenso da senatore a vita per creare borse di studio alla Scuola di Musica di Fiesole. città della musica - presentazione del piano di fattibilità

Fino agli anni ’80 Abbado aveva ricoperto la carica di Direttore musicale del Teatro alla Scala, passando all’Opera di Vienna, ai fedelissimi della Berliner Philharmoniker (dai quali tornava in maggio ogni anno) e ricreare l’orchestra del Festival di Lucerna.  Con gli anni il celebre direttore aveva deciso di lavorare con orchestre formate da famosi solisti oppure da amici. E forse era dovuto a quest’ultima motivazione la creazione a Bologna dell’Orchestra Mozart che purtroppo, proprio la scorsa settimana, aveva annunciato la sospensione dell’attività.  Tra i complessi più fidati c’era anche la Mahler Chamber Orchestra formata da un fianco della grande orchestra paneuropea Gustav Mahler  Jugendorchester. Dopo più di vent’anni di assenza dalla Scala vi aveva fatto ritorno nel 2012 quando ha diretto la Filarmonica della Scala da lui creata. E in programma inseriva spesso la Sesta Sinfonia del compositore boemo Gustav Mahler da sempre pilastro nel suo repertorio sinfonico.

Claudio Abbado credeva davvero nella funzione salvifica della musica, portatrice della perfezione dell’arte, di valori e sentimenti. Da sempre mente aperta, mai spaventato dalle innovazioni era rimasto profondamente colpito da “El Sistema” creato da José Antonio Abreu per  sostenere l’infanzia e la gioventù, attraverso un percorso innovativo di didattica musicale. Tanto che lo stesso Abbado aveva detto più volte che: “la musica salva davvero i ragazzi dalla criminalità, dalla prostituzione e dalla droga: facendo musica insieme trovano se stessi”. Da quando ha deciso di impugnare la bacchetta a sette anni agli ultimi concerti trionfali è rimasto sempre fedele a quell’amore incondizionato e totale per la musica, capace di essere un precursore in un mondo, come quello della musica classica, spesso chiuso e diffidente. Talento, passione e sana curiosità  sono il motore di un genio della direzione.

 

 

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