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E tu… Sei sicuro di aver scelto il lavoro giusto per te?

 

Capisco tutto, davvero. O quasi, s’intende. Non sono portata per l’astrofisica, in linea di massima. Ma almeno sulle cose basilari me la cavicchio alla grande. Della serie: non mi ci è voluto molto per realizzare che la signorina in questione, e lo dico con tutto il rispetto del mondo, probabilmente ha scelto il lavoro sbagliato! Sì sì, lo so. C’è la crisi. Ormai si accetta di fare la qualunque pur di campare fino a fine mese… Lo so. La sciura Maria che si ritrova a pulire i bagni dell’Autogrill in linea di massima si aspettava qualcosa in più dalla vita. Chissà… Magari da piccola aveva già le idee molto chiare. “Da grande farò l’esploratrice, mamma.”. Lei. Che divorava videocassette di Indiana Jones e si addormentava sulle note di sogni ancora in incubatrice. Lei. Volenterosa, affabile, instancabile. Lei, la piccola Mary. Poi… Gli imprevisti ti spiazzano. Le cose prendono una piega inaspettata, e … In men che non si dica la piccola Mary si ritrova a tirare lo sciacquone e ad assecondare la maleducazione tipica di chi va in toilette e manco si preoccupa di controllare cosa può essersi lasciato alle spalle. O forse la sciura Maria ha sempre ambito a fare questo nella sua, di vita. Chapeau, aggiungerei. Ci si adatta a tutto, o quasi. Ora… Non venitemi a dire che per fare le commesse vi sia stata puntata una pistola alle tempie: non ci credo. Innumerevoli le stagioni che mi hanno vista addetta Boutique per Club Mediterranée. So bene cosa vuol dire beccarsi i clienti dal DNA rompiballe. Quelli che arrivano posseduti da scimmie urlanti lamentandosi delle espadrillas rotte:

Lei si rende conto dello schifo che vendete in questa boutique? Me le cambi immediatamente!

Le ciabatte eran belle conciate, in effetti. Solo  dopo appurate chiacchiere vengo a scoprire che il cliente in questione si era fatto un’escursione di due giorni sulle rocce con le suddette espadrillas. Cosa mai avrei dovuto risarcire a un pirla che sostituisce gli scarponi con un paio di ciabattine da cenerentola??? La follia umana non ha limiti. Ma il mio compito era quello di sorridere. Sempre e comunque. E trovare una soluzione, nei limiti del possibile, cercando di raggiungere l’obiettivo: la soddisfazione del cliente. Un altro? S’era comprato un paio di occhialini da piscina. Lui, alto 1 metro e 90,testa grande come un televisore da 33 pollici. Gli occhiali? Modello baby, fino ai 10 anni mi sembra di ricordare. E’ venuto in btq sbraitando come un matto per la pessima qualità degli occhialetti:

Lo vede o no che l’elastico non ha retto nemmeno per un bagno? Rivoglio i soldi indietro!

Ho provato a spiegarglielo in tuttii modi concessi dalla lingua italiana e francese (era di Bordeaux). Con un sorriso, ovviamente. Ecco: da piccola non sognavo di fare la commessa. Varie ed eventuali vicessitudini mi ci hanno portata per qualche anno. Quello faccio? E in quello devo dare il massimo. Punto. Questa è la mia filosofia, da sempre. E pensavo fosse quella di tutti, in linea di massima.

Poi… Capiti in negozi dove le commesse sembrano quasi infastidite dal tuo arrivo, aspettando con ansia l’orario di chiusura e facendoti pesare qualsiasi domanda tu faccia:

Mi scusi… Mi avete cambiato la sim per l’ennesima volta e non funziona internet ormai da mezza giornata. Può darmi un’occhiata?

La signorina della compagnia telefonica A (che da martedì cambio, non vedo l’ora…) fa alcuni tentativi accompagnati da due-tre sbuffatine, occhi rigirati all’insegna dell’insofferenza e faccia da schiaffi. Mi ripassa il telefono in mano: “Boh, non so. Vedrà che sicuramente entro stanotte verrà attivata.

Ma… (ero davvero arrivata al limite della sofferenza umana: questa compagnia ha fatto di tutto per farsi odiare da me, ndr) mi aveva ripomesso che si sarebbe  trattato di venti minuti al massimo. Sono in ballo con questo problema da ore ormai. Mi serve per lavoro, che faccio fino a stanotte?

commessa-copia

Non risponde. Guarda l’ora: ormai erano le 19.30. Si avvicina alla porta d’ingresso, la apre e mi  aspetta, indicandomi la via d’uscita. Della serie: ok, sono le sette e mezza e io devo chiudere il negozio. Arrangiati! Ero basita! Eppure… Ne becco in continuazione di personale svogliato, di malumore e cafone. Ribadisco: ci sono tanti altri lavori al mondo. Se stare a contatto con la gente non fa per voi, chiudetevi in un ufficio e concentrate le energie su un pc! Poi… Grazie a dio esistono le eccezioni. Quei posti dove entri, sfoghi tutte le ire funeste dell’ultimo periodo e trovi chi riesce sempre  a trovare una via d’uscita. Col sorriso, appunto. Da quando ho cambiato macchina una serie di sfighe, più accidentali che non, ha bussato alla mia porta. Senza dimenticare i vari controlli d’obbligo. Sono stata nella concessionaria Peugeot a Milano, in via dei Missaglia 89, tante di quelle volte che ancora mi stupisco non abbiano messo la mia foto all’ingresso accompagnata dalla scritta “Io non posso entrare”. Sono arrivata a conoscerli tutti, uno per uno. Ci sono Antonio e Michele che si alternano, dietro alle loro scrivanie, nel ricevere i clienti. Là, nella parte contabile, c’è Lina: una mamma solare che ha scelto di tener testa a un team di soli maschietti dalla mattina alla sera. Filippo osserva il tutto dall’alto. Sa esattamente chi viene nella sua concessionaria e quante volte. Quando i problemi si fanno più grandi del dovuto, lui trova la soluzione. E al massimo ti invita a berci sopra un caffè in sua compagnia. Ho fatto domande tipiche della donna che non sa andare oltre al concetto che il motore serve a muovere la macchina. Punto. Non parlatemi di pistoni, ingranaggi e cose simili che vado in tilt. Mi sono sfogata, lamentata, appostata col pc in attesa di riparazioni. Ho riso, chiacchierato, imparato da Michi e Anto che trovano sempre la pazienza di spiegarmi il tutto nei dettagli.

Io non so come sia nelle altre concessionarie, onestamente. Ma vedendo l’andazzo generale, vi dico: per chi di voi fosse in possesso di una Peugeot, fateci un salto. E dite pure che vi mando io. Se lo meritano! Tanto quanto l’ultima mia compagnia telefonica meriterebbe una pubblicità “regresso”. Non mi permetterei mai, ma… Ammetto di averci seriamente pensato. In compenso l’ultimissima che ho scelto mi ha contattata l’altro ieri:

Signora Zanatta? Siamo della ***, volevamo fissare il giorno per consegnarle la sim

Ad attenderli, dall’altra parte del telefono, c’era la mia standing ovation. La signorina del call center si è messa a ridere: “Se questa è l’accoglienza, la chiamo tutti i giorni!”. Se solo sapesse cosa non mi ha fatto passare quell’altra, di compagnia…

Vedete cosa intendo? C’è chi realizza di aver scelto il mestiere giusto e chi no. Chi si accontenta, lasciandosi scivolare addosso l’entusiasmo vitale e chi invece prova a dare il meglio di sé, in qualsiasi caso. Michele, Antonio, Lina e Filippo hanno scelto il lavoro cucito su misura per loro. Io la scelta l’ho fatta anni fa, ma non è delle più semplici. Ammetto. In caso non dovesse andare in porto  e doveste trovarmi dall’altra parte di un bancone, beh: mandatemi a quel paese se vi tratto con quella sufficienza da “faccia da chiulo”, citazione memorabile di “Quattro matrimoni e un funerale”. Può capitare il giorno NO, ci mancherebbe. Ma… Errare è umano: perseverare è diabolico. Anzi, no: è proprio da stronzi!

E voi… pensate di aver scelto il lavoro giusto?

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