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Ebrei deportati nei lager: trauma nel Dna dei figli dimostra che lo stress post traumatico si tramanda

Una scoperta che, in qualche modo, è una conferma ma lascia comunque spaesati: il disturbo post traumatico da stress, del quale ci siamo recentemente occupati in relazione all’11 settembre, sarebbe talmente invadente non solo da modificare la personalità delle vittime ma anche di penetrare nei loro geni, restare impresso e addirittura tramandato ai figli naturali. Quando diciamo tramandato non intendiamo con nevrosi che si ripercuotono sulla prole, bensì nel Dna.

Lo studio condotto dal Mount Sinai Hospital di New York  ha analizzato il Dna di 32 ebrei che hanno vissuto l’orrore della deportazione nei campi di concentramento e dei figli avuti in seguito alla loro liberazione. Il Dna dei discendenti ha evidenziato sensibili alterazioni genetiche collegabili ai deficit di attenzione, stress e depressione tipici della sindrome post traumatica. E’ stato analizzato anche il Dna di generazioni successive di famiglie ebraiche che, invece, non hanno vissuto gli orrori della Shoah essendo riuscite a fuggire dall’Europa.

Il un gene che ha subito maggiori alterazioni è il “fkbp5”, proprio quello interessato alla regolazione degli ormoni dello stress e alla facoltà di reagire a eventi estremi: “Per quanto ne sappiamo, questa è la prima dimostrazione della trasmissione di stress precedente al concepimento con cambiamenti genetici sia nei genitori che nei figli” ha asserito Rachel Yehuda, coordinatrice della ricerca nonché una delle più importanti studiose del disturbo post traumatico da stress.

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