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Ecco a voi Salvatore Aranzulla, il nerd catanese da un milione di euro

Salvatore Aranzulla nasce il 24 febbraio 1990 a Mirabella Imbaccari, un paesino del catanese di poco più di 5000 abitanti. A soli 12 anni, come si legge spulciando in rete e come ci confermerà lui stesso, scopre alcune falle importanti in siti come Google, Microsoft, Poste Italiane. Ben presto comincia a curare un proprio blog in cui pubblica consigli pratici per risolvere problemi legati all’informatica: in poco tempo le visite crescono, il suo approccio tecnico- ma per niente tecnicista– piace e, sopratutto, si rivela davvero utile per migliaia di utenti.

Nato per caso, infatti, il blog arriva ad avere, tra il 2007 e il 2008 (quando Salvatore ha appena 18 anni) circa 300.000 lettori al mese. Ad oggi Salvatore è “il più autorevole e conosciuto” (ed è lui stesso a definirsi così) divulgatore informatico d’Italia, con 9 milioni di lettori e 20 milioni di pagine viste al mese. La società di cui è socio unico, la Aranzulla Srl, ha chiuso il 2014 con il ragguardevole fatturato di un milione di euro. E gli utenti sono in continua crescita. Se provate a fare una qualunque ricerca internet su “come fare a…..” qualcosa che abbia a che fare con tecnologia ed informatica, vi apparirà sempre lui, Salvatore. E proprio in testa ai risultati.

In un’intervista ti definisci un “non-tecnico”. Se non è un tecnico uno che a 12 anni ha scoperto falle nei siti di Google, Microsoft e Poste Italiane, chi lo sarebbe?

Diciamo che non sono un tecnico in senso stretto, non sono un ingegnere informatico né uno sviluppatore tipico. Sono quello che si definisce un autodidatta, ho cominciato provando e poi cercando di migliorarmi. La laurea che ho, l’ho presa in economia aziendale, alla Bocconi. Certo, ho delle conoscenze di informatica e programmazione, tant’è che ho costruito anche parte del mio sito. Per le cose più difficili, però, mi affido a dei collaboratori.

Perché sei sempre in testa ai risultati di Google?

Insieme ai miei collaboratori ho costruito un sistema in grado di analizzare i trend (le “tendenze”, ndr) delle ricerche effettuate dagli italiani sui motori di ricerca. Il sistema ci dice qual è l’argomento più cercato in quel momento, e noi ci scriviamo un articolo, assicurandoci che non sia un tema già trattato in precedenza. Cerchiamo di offrire soluzioni semplici e guide accessibili a chiunque, non dando niente per scontato, facendoci capire da tutti gli utenti, indipendentemente dalle loro conoscenze in fatto di informatica.

Chi è che decide cosa è trend?

Sono gli italiani, con le loro ricerche. Più persone cercano una cosa, più quella cosa può diventare trend. Noi poi estraiamo le ricerche e le analizziamo.

Non credi che l’analisi dei trend per trovare “cioè che la gente vuole” abbassi notevolmente la qualità dei contenuti web?

No, perché il nostro lavoro ha carattere editoriale. Mi spiego meglio: ci sono trend che scartiamo, su cui non diamo consigli. Ad esempio, non rispondiamo alle esigenze di chi vorrebbe modificare la propria consolle di gioco. Se un articolo potrebbe violare i regolamenti dei fornitori e delle aziende, noi lo scartiamo. Oppure, in casi più rari, disabilitiamo la pubblicità: in pratica, rinunciando a guadagnarci.

A “Il Giornale” hai detto che usi un linguaggio semplice, proprio ciò che non fanno i giornalisti. Spiegati meglio.

Quando ho creato il blog avevo solo 14 anni, ed il linguaggio che usavo era quello di un quattordicenne. In pratica, le frasi erano composte dal soggetto, dal predicato e dal verbo. Niente figure retoriche o giri di parole. Anche se sono passati gli anni ho deciso di mantenere lo stile che mi aveva portato fortuna e che aveva funzionato.
E’ una linea editoriale che ha successo: certo, è legata anche al fatto che i motori di ricerca capiscono meglio i linguaggi semplici, e questo ci premia. Ma è importantissimo farsi capire da tutti, con un approccio pratico che vada al dunque.

Spiegaci che cos’è il web 3.0, la cosiddetta realtà aumentata, e quanto questa abbia a che fare con la necessità di rendere l’accesso alla tecnologia alla portata di tutti.

Quando internet è nato aveva una struttura statica, autoritaria, verticale. Gli utenti potevano solo leggere contenuti, senza interagire tra di loro né con il web stesso.
Poi, con il web 2.0, si è sviluppato l’aspetto collaborativo della rete: gli utenti stessi sono diventati produttori di contenuti, i siti web cercano e tengono in grande considerazione l’interazione con i lettori.
Il web 3.0, invece, sarà il “web delle cose”, quello in cui gli oggetti e i dispositivi potranno interagire tra di loro e con la rete. Potremo avere oggetti e dispositivi indossabili, ci sarà piena interazione tra mondo offline (quella che noi comuni mortali chiamiamo realtà fisica, ndr) e mondo online. Aumenteranno le persone che avranno a disposizione uno strumento tecnologico e, parallelamente, aumenterà anche il numero di coloro che vorranno imparare ad usarlo. Per noi questa è una grande possibilità: aumenterà il nostro pubblico ed il mercato potenziale. Basti pensare, per esempio, che fino a pochi anni fa in pochissimi facevano ricerche su come usare i cellulari.

Cosa consiglieresti a chi vorrebbe approfondire le proprie conoscenze informatiche?

Consiglierei di mettersi alla prova studiando su alcuni siti internet, come html.it e hardwareupgrade.it. Qui si trovano, rispettivamente, molte guide di programmazione e di schede audio/schede video/processori. Noi non forniamo questo tipo di informazioni, che sono più specifiche.

A 17 anni speravi di fare il criminologo. Sei sempre convinto?

No, anche perché il sito internet assorbe tutto il mio tempo. In questi giorni, ad esempio, abbiamo lavorato allo sviluppo di nuove funzionalità anche per 10/12 ore al giorno. Poi dobbiamo riaggiornare gli articoli storici e le soluzioni, adeguando tutto ai nuovi modelli e alle tecnologie sempre nuove. Facciamo un lavoro certosino per offrire il massimo. Ci sarebbe la pasticceria, che è l’altra mia grande passione: a Dicembre mi sono infatti diplomato alla scuola di pasticceria di Gualtiero Marchesi e spererei di potermi dedicare anche a questa passione il prima possibile.

Perché credi che in tanti parlino male di te? E non rispondere per invidia.

Molti tecnici ritengono che gli argomenti del mio blog siano troppo semplici ma non capiscono che esiste una grossa fetta di popolazione che ne ha bisogno e che è interessata a consigli pratici che permettano di risolvere cose apparentemente complicate. Per i tecnici informatici non ha alcuna importanza un articolo che spieghi come installare e programmare un antivirus, ma per le persone comuni sì. Credo che i miei detrattori non abbiano consapevolezza né del mercato, né di come funziona la vita reale delle persone.

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