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Edoardo Gori: intervista esclusiva a una promessa del rugby

Il rugbista 24enne Edoardo Gori, che gioca nel ruolo di mediano di mischia nel team Benetton Treviso, si è confessa ad Urbanpost in una intervista esclusiva in cui ha parlato dell’amore per lo sport che pratica, del suo futuro e dei suoi obiettivi…. Con in mente diversi traguardi da raggiungere, primo di tutti quello di partecipare al prossimo Sei Nazioni,  e negli occhi ancora il ricordo delle prime volte in cui suo padre lo portava a vedere giocare gli altri bambini, Gori, come già fatto in precedenza da Giovanbattista Venditti, ha lasciato qualche consiglio a tutti i giovani che volessero diventare rugbisti come lui.

Se dovessi usare solo un aggettivo o una parola per descrivere il tuo sport quale useresti? La mia parola per descrivere il rugby è ‘sostegno’, fondamentale per vincere ogni sfida.
In campo, durante un incontro importante, “come” pensa un rugbista o come dovrebbe pensare? Tu come affronti il dolore fisico, la fatica, la pressione e su cosa ti concentri per evitare di “soffrire”? In campo durante una partita l’importante è cercare di pensare soltanto agli obiettivi che sono stati scelti prima dell’incontro ed eliminare tutti i pensieri e fattori esterni che potrebbero distrarre. Durante una partita l’adrenalina è talmente alta che, spesso, non si sentono nemmeno i piccoli dolori dovuti agli impatti fisici. Quando però uno scontro è un po’ troppo duro ed arriva la stanchezza di fine partita è difficile non sentire il dolore, l’unica soluzione è pensare solo al gioco.

Qual è la realtà di un rugbista professionista in Italia? Come hai fatto ad innamorarti di questo sport e con quali sacrifici sei arrivato fino a qui? Mi sono innamorato di questo sport fin da quando avevo 4/5 anni e mio padre mi portava al campo a veder giocare gli altri bambini, è stata una passione che mi ha fatto crescere moltissimo e che in molti momenti mi ha portato a grandi sacrifici. Come lasciare la famiglia a 17 anni per andare all’Accademia del rugby che ho frequentato per tre anni, dove gli allenamenti erano durissimi e il tempo libero poco. Però è un’esperienza che non cambierei per niente al mondo.

La popolarità del rugby è in minima parte dovuta anche alla fisicità di voi atleti, il più delle volte associati a sculture greche in movimento: quanto hanno contato secondo te calendari e copertine su riviste importanti? Le foto sui calendari e sulle riviste importanti sono state fondamentali per la costruzione di questa immagine scultorea che viene attribuita ai rugbisti. I pionieri di questa moda sono stati i francesi che, grazie al loro calendario di nudo, sono diventati molto popolari nel mondo femminile.

Vedi il tuo futuro in Europa? Se sì in quale club vorresti giocare? Mi piacerebbe molto fare un’esperienza in Europa e naturalmente anche far parte delle rose delle squadre più blasonate come Tolone o Racing Parigi in Francia e Bath, Leicester in Inghilterra.
I raffronti con il calcio ti danno fastidio? Un po’ si, sono stanco di sentir denigrare un sport come il calcio mettendolo a confronto con i rugby. Tutti gli sport hanno i loro problemi piccoli o grandi che siano, ma non dipendono dallo sport in sé bensì da chi lo frequenta.
Prossimi obiettivi? I miei prossimi obiettivi sono quelli di giocare al meglio nel mio club il Benetton Treviso e partecipare al prossimo Sei Nazioni che si svolgerà a Febbraio e Marzo.

 

photo credit:  www.zebrerugby.eu

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