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Eduardo De Filippo, 30 anni dalla morte: il ricordo di una vita tra palcoscenico e realtà

“E’ stata tutta una vita di sacrifici e di gelo!! Così si fa il teatro. Così ho fatto! ma il cuore ha tremato sempre tutte le sere! e l’ho pagato, anche stasera mi batte il cuore e continuerà a battere anche quando si sarà fermato”. Spesso ci si domanda cosa resterà di noi quando non ci saremo più, quale sarà il nostro messaggio tramandato ai posteri, quale la testimonianza della nostra fugace esistenza terrena: ebbene a molti sarà concesso l’oblio, non certo però ad un grande drammaturgo, poeta e sceneggiatore come Eduardo De Filippo. Il 31 ottobre 1984 l’Italia e con lei il mondo intero, piansero la scomparsa del padre di alcuni tra i più indimenticabili testi teatrali in lingua napoletana di tutti i tempi. Esattamente a 30 anni dalla sua scomparsa, i suoi lavori e le sue parole risultano più attuali che mai. 

il ricordo a 30 anni dalla scomparsa

Eduardo, figlio d’arte accompagnato e sostenuto per la sua intera esistenza dai fratelli, nacque, visse e morì sul palcoscenico, esordendo da giovanissimo nella compagnia del fratellastro Vincenzo e spiccando fin da subito per le sue doti di attore, scrittore e sceneggiatore brillante. È del 1922 “Uomo e galantuomo”, una delle commedie più comiche dell’intero repertorio eduardiano, che presenta già in auge i due temi fondamentali per De Filippo, ovvero la pazzia e il tradimento. Nel 1931 poi finalmente la realizzazione del sogno di una compagnia tutta sua, al fianco del fratello Peppino e della sorella Titina: nasce così il “Teatro Umoristico I De Filippo”, portato al successo dalla commedia “Natale in casa Cupiello”.

 

 
 

Eduardo esordì nel mondo del cinema nel 1932, anno in cui si cimentò con “Tre uomini in frac” di Mario Bonnard; “In campagna è caduta una stella” del 1940 fu invece la sua prima regia. De Filippo fu amico e collaboratore di Vittorio De Sica, nonchè del regista Pier Paolo Pasolini e recitò con Totò “Napoli milionaria!” nel 1950, lasciando definitivamente il grande schermo nel 1966 per dedicarsi alla televisione, per la quale ripropose le sue commedie per tutto il decennio successivo. Vinse il “premio Pirandello” per il teatro nel 1974 con “Gli esami non finiscono mai”, ricevette inoltre due lauree honoris causa e nel 1981 fu nominato senatore a vita.

Per commemorare la sua scomparsa, il prossimo 2 novembre andrà in onda in diretta dal Teatro San Ferdinando di Napoli su Rai1 alle 16:45 “Le voci di dentro”, commedia scritta da Eduardo nel 1948 e riproposta da Toni Servillo, regista e interprete, con la regia televisiva di Paolo Sorrentino. “Il Servizio pubblico non poteva esimersi dal rendere un doveroso e adeguato omaggio ad un grande uomo che si è distinto come drammaturgo, attore e regista teatrale, attore e regista cinematografico, poeta e uomo delle istituzioni. Eduardo De Filippo rappresenta una parte importante del nostro patrimonio culturale e anche del patrimonio Rai visto che molte delle sue opere sono state trasmesse o prodotte dalla nostra azienda. Le sue commedie sono ancora oggi di grande ispirazione e gli spaccati di vita quotidiana e le sue profonde analisi sulla società restano di grande attualità”. Così il direttore generale della Rai, Luigi Gubitosi, ha voluto ricordare un artista immortale che ha segnato la storia del Novecento italiano in modo radicale e profondo.

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