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Elena Ceste, Michele Buoninconti condannato ‘per esclusione’: motivazioni sentenza Cassazione

Morte Elena Ceste: Michele Buoninconti, depositate le motivazioni della sentenza con la quale anche la Corte di Cassazione ha confermato i 30 anni di carcere per il marito della donna, ex vigile del fuoco, accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere. “La colpevolezza di Buoninconti è l’unica possibile lettura da dare” allo svolgimento dei fatti, scrivono i giudici, che hanno sposato in toto la posizione della Corte di assise d’appello di Torino che ha ritenuto Buoninconti unico e solo colpevole del delitto della Ceste, avvenuto la mattina del 24 gennaio 2014 a Costigliole D’Asti.

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Per i giudici della Suprema Corte l’uomo commise il delitto a causa dell’ “infedeltà” della moglie in tempi “strettissimi” e preventivamente studiati. In quel breve lasso di tempo (circa 13 minuti), secondo la ricostruzione dell’accusa Buoninconti “commise il delitto e poi occultò il cadavere, compatibilmente con il falso alibi già predisposto” attraverso “una serie di azioni ben studiate, così da poter essere eseguite in continuità secondo una cadenza sul filo dei minuti”. Il 18 ottobre del 2014 i resti di Elena Ceste vennero rinvenuti, del tutto casualmente, nel canale del Rio Mersa a meno di un km da casa Buoninconti. Il 29 gennaio 2015 l’ex vigile del fuoco fu tratto in arresto.

Michele ha ucciso Elena perché mosso “dal più atavico dei sentimenti maschili: una sete di dominio unita ad un malinteso senso dell’onore”. Buoninconti aveva “l’esigenza di affermare il proprio dominio unitamente a un sentimento di vendetta di fronte a tradimenti comprovati. La sua, emerge dalle motivazioni della sentenza, una chiara e premedita volontà omicida” ed “evidente volontà di depistare da sé i sospetti e sviare le indagini”. L’imputato è stato definito lucido e freddo, ma con “palesi contraddizioni del suo narrato” e, soprattutto, non meritevole di sconti di pena. Sebbene in assenza di una “prova regina” che dimostrasse in maniera schiacciante la colpevolezza del marito di Elena Ceste – la cosiddetta ‘pistola fumante’ – nei tre gradi di giudizio è stata confermata la colpevolezza dell’imputato. I giudici sono andati ‘ad esclusione’: alla luce di quanto emerso nelle indagini, il colpevole dell’omicidio non poteva che essere Michele Buoninconti. La difesa dell’uomo continua a sostenerne l’innocenza, parla di clamoroso errore giudiziario e nega che sia avvenuto un omicidio, a sostegno della tesi secondo la quale Elena Ceste sarebbe morta accidentalmente.

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