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Elena Ceste news processo d’Appello, Michele Buoninconti: “Vorrei sapere come è morta mia moglie”

Michele Buoninconti di nuovo sul banco degli imputati. Oggi 18 gennaio si è infatti tenuta la prima udienza del processo di secondo grado, presso il tribunale di Torino, per l’omicidio di Elena Ceste, avvenuto a Costigliole d’Asti la mattina del 24 gennaio 2014.

Condannato in primo grado con rito abbreviato a 30 anni di carcere, perché riconosciuto colpevole di omicidio volontario premeditato, Buoninconti oggi ha presenziato alla prima udienza del processo d’Appello. L’uomo, come trapelato poco fa durante la diretta di Pomeriggio 5, non solo si proclama innocente e vittima di un errore giudiziario, ma oggi in aula avrebbe sussurrato ad uno dei suoi legali: “Vorrei sapere come è morta mia moglie”.

L’udienza si è svolta a porte chiuse: in aula la difesa del vigilie del fuoco ha chiesto al giudice un supplemento di perizie, al fine di smontare i capisaldi dell’impianto accusatorio che hanno portato alla condanna in primo grado per il loro assistito. Per la precisione sono tre le perizie richieste al giudice, che si è riservato di decidere entro il 25 gennaio prossimo, data in cui sarà aggiornata l’udienza: una sul cellulare dell’imputato, per una più approfondita analisi delle celle telefoniche agganciate dopo la sparizione della moglie; una sull’esame autoptico, che per i difensori di Buoninconti presenterebbe diverse incongruenze, in primis il non avere evidenziato la frattura al coccige, per loro prova della caduta di Elena nel canale, e la conseguente morte “accidentale” per assideramento; la terza è sul terriccio rinvenuto sugli abiti della donna, che Buoninconti avrebbe ritrovato, piegati e in ordine, in terra davanti al cancello di casa.

Presenti in aula anche i genitori di Elena Ceste, che non si sono opposti alla richiesta di nuove perizie“La nostra opera è sempre stata orientata verso la ricerca della verità. Accetteremo dunque qualsiasi atto che possa chiarire gli aspetti che ai giudici appaiano ancora nebulosi”, hanno fatto sapere attraverso il loro avvocato, Deborah Abate Zaro –  ma solo alla eventuale richiesta di riesumazione del corpo della figlia: “Già al momento del ritrovamento era in condizioni tali da non permettere di ricostruire l’omicidio, a maggior ragione adesso”, hanno detto.

caso elena ceste

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