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Elena Ceste Quarto Grado: Michele Buoninconti si prepara al processo d’Appello

Perizie su cellulare e celle telefoniche: su questi elementi si giocherà la partita del processo d’appello sull’omicidio di Elena Ceste, che ha visto condannato in primo grado a 30 anni di carcere il marito Michele Buoninconti. I legali del vigile del fuoco 45enne sperano di ribaltare la sentenza di primo grado e di poter dimostrare che il loro assistito è innocente.

Telefonino e celle telefoniche – lo si è appreso anche stasera in diretta a Quarto Grado – hanno di fatto tradito Michele Buoninconti, la cui posizione di indiziato sarebbe stata aggravata oltremodo da diverse intercettazioni seguite alla scomparsa della moglie e dai suoi movimenti in auto la mattina del delitto. Fatale una telefonata alle 9.01 del 24 gennaio che agganciò la cella del Rio Mersa (dove fu ritrovato il corpo di Elena Ceste), diversa da quella dove è ubicata la sua abitazione, dove aveva detto di trovarsi in quel momento. Per i magistrati la prova che l’uomo in quel momento avesse appena occultato il corpo della moglie.

A completare il quadro indiziario messo in piedi dall’accusa le telefonate bollenti con altre donne, come se sapesse che la moglie non sarebbe mai più tornata a casa. E poi la sua richiesta di informazioni sullo stato di decomposizione del cadavere il giorno in cui fu ritrovato il corpo di Elena nel Rio Mersa. Accusa e difesa in appello si daranno battaglia senza esclusione di colpi proprio sul telefonino del condannato e sulle cause della morte della donna, finora mai accertate in maniera incontrovertibile.

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