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Elena Ceste uccisa in casa: gli indizi che hanno portato all’arresto del marito

Cimici piazzate dappertutto: in ogni angolo della casa, sull’auto. È stato incastrato così il marito di Elena Ceste, da mesi iscritto nel registro degli indagati per l’omicidio di sua moglie Elena Ceste, e da qualche ora tradotto nel carcere di Quarto Inferiore ad Asti. L’accusa a suo carico è di omicidio premeditato e occultamento di cadavere: Elena, secondo la Procura di Asti, è morta di morte violenta, uccisa in casa dal marito e trasportata già cadavere nel canale di scolo del rio Mersa, dove fu ritrovata lo scorso 18 ottobre.

Quali  “gravi indizi di colpevolezza” hanno portato all’arresto di Michele, avvenuto stamani alle 10,30 nella sua casa di Costigliole? Le celle telefoniche, stando a quanto appurato poco fa a Pomeriggio 5: il traffico telefonico analizzato lo collocherebbe infatti in prossimità del canale di scolo proprio nella fascia oraria 8,00/9,00, la stessa in cui secondo gli inquirenti Elena Ceste è stata uccisa.

Sarebbero molteplici le intercettazioni ambientali compromettenti prova della colpevolezza del marito di Elena, il cui comportamento destò i sospetti della Procura fin dalle prime ore successive alla sparizione della donna. La richiesta di custodia cautelare sarebbe stata fatta dalla Procura già a dicembre, ma i carabinieri, su disposizione del gip di Asti, Giacomo Marson, avrebbero agito con estrema prudenza precedendo all’arresto di Buoninconti solo oggi, per tutelare i suoi 4 figli. Michele è stato portato in carcere intorno alle 13,45 e la prossima settimana sarà sottoposto all’interrogatorio di garanzia.

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