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Elena Ceste ultime notizie a Chi l’ha visto?: tutti i retroscena della svolta nelle indagini

Nel lungo approfondimento dedicato alla morte di Elena Ceste, durante la diretta di questa sera, mercoledì 4 febbraio di Chi l’ha visto?, Federica Sciarelli, su Rai 3, ha reso noti tutti i retroscena riguardanti la svolta nelle indagini sul caso, analizzando i motivi dell’arresto di Michele Buoninconti, marito della mamma di Costigliole D’Asti, parlando delle sensazioni di Gian Loreto Carbone che più volte è stato a casa Ceste, facendo sentire le intercettazioni ed aggiornando i telespettatori sulle ultime notizie.

Dalla ricostruzione dell’inviato di Chi l’ha visto?, dopo che giovedì mattina, 29 gennaio, ad un anno dalla morte di Elena Ceste, Michele Buoninconti è stato arrestato, cogliendo un po’ tutti di sorpresa, molte cose sono venute a galla. Nonostante l’uomo, nel primo interrogatorio di due giorni fa si sia proclamato innocente, tanti particolari fanno pensare ad una sua colpevolezza. Gian Loreto Carbone, parlando di come ha vissuto lui la notizie e di tutte le cose a cui ha ripensato in quel momento ha detto: “Confesso che l’arresto di Michele mi ha turbato, la ragione sta negli incontri che ho avuto con lui … incontri a casa sua dove ho conosciuto i 4 figli e ho visto Michele svolgere la funzione di padre e di madre ….  Con i figli era incombente ed ossessivo, come pare sia sempre stato con sua moglie, ma a modo suo era affettuoso …” aggiungendo: “È lo sguardo di quei quattro ragazzi così drammaticamente soli che non riesco a togliermi dalla mente ….”

Dal mistero dei vestiti e degli occhiali, al cellulare di Elena, dalla sudditanza della donna verso il marito, dal quale voleva affrancarsi, alle mille contraddizioni. Ciò che ha però fatto rabbrividire di più l’inviato della trasmissione di Rai 3 è stato il fatto di rivedere pezzi di filmato girati per il montaggio del servizio. Carbone aveva chiesto a Michele di pensare alla moglie e camminare per strada guardando fisso in un punto e cosa che ora appare molto inquietante è il fatto che l’uomo si fosse fermato a guardare verso il punto in cui giaceva il corpo nudo della moglie, quello stesso punto dove poi il cadavere è stato ritrovato.

Il giudice per le indagini preliminari di Asti ha respinto oggi l’istanza di scarcerazione per Michele, dopo l’interrogatorio di garanzia di lunedì scorso, ma come si è giunti a tutto questo?  Dalle intercettazioni delle conversazione di Michele con i figli in cui il pompiere diceva loro “con mamma c’ero riuscito a diventare donna, 18 anni della mia vita per recuperarla, 18 anni della mia vita per …”  o “ a non ascoltare il padre si fa la fine della madre che non ha ascoltato il padre”, ma soprattutto chiedeva loro di mentire agli inquirenti e di non dire che mamma e papà litigavano spesso altrimenti tutti sarebbero stati separati uno dall’altro, fino al fatto che Michele Buoninconti, secondo il gip, non appare effettivamente legato ad Elena, soprattutto per via di sms e conversazioni con una donna calabrese che, nei progetti, avrebbe potuto sostituire la donna.

Sempre secondo il gip non è per gelosia che Michele uccide Elena, ma per la paura che tutto possa precipitare e sgretolarsi tanto che Michele vede un’unica soluzione a questo pericolo e studia per mesi il delitto nei minimi dettagli ed il 24 gennaio lo realizza finendo per strangolare Elena sul letto matrimoniale, caricarne il corpo in macchina e depositarlo nel fosso.

Secondi gli inquirenti è poi significativa la testimonianza del medico curante della famiglia Boninconti – Ceste che dice di aver curato Michele, qualche giorno dopo la scomparsa di Elena, perché l’uomo lamentava dolore alla muscolatura addominale, un dolore che emerge solo dopo aver fatto gli addominali per la prima volta o che compare perché si è stati costretti a sollevare un peso non abituale.

Anche il cellulare di Elena sarebbe una delle prove della colpevolezza di Michele Buoninconti proprio perché non è vero ciò che l’uomo ha raccontato, ovvero di esserselo portato con sé attendendo una telefonata, in realtà Michele ha chiamato il telefono per cercarlo per ben due volte e la prima volta il cellulare ha agganciato la cella del fosso dove è stato trovato il corpo della mamma di Costigliole D’Asti e la seconda la casa Ceste.

Ultimo particolare piuttosto importante riguarderebbe, infine, le gocce di fango del rio che scorre nel canale dove è stato ritrovato il cadavere di Elena Ceste, che erano presenti sulle calze e sui pantaloni della donna.

Cosa succederà ora? Per ora Michele rimarrà in carcere mentre i figli, che per ordine del tribunale non può incontrare, sono stati affidati ai nonni.

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