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Elezioni in Turchia: ecco tutti i possibili scenari post voto

La Turchia si avvicina alle elezioni del 1 novembre con uno scenario tutt’altro che certo. L’attentato terroristico del 10 ottobre scorso alla stazione di Ankara, in cui sono morte circa 100 persone, ha gettato ulteriori dubbi sul futuro della Turchia e sul risultato delle prossime votazioni. Il Paese, guidato dal presidente Recep Tayyip Erdogan e dal primo ministro Ahmet Davutoglu, ritorna alle urne dopo le elezioni dello scorso Giugno, dove l’Akp non era riuscito ad ottenere il numero di seggi necessari per poter governare in autonomia.

Quattro sono i partiti che nelle elezioni del 7 Giugno sono riusciti a superare la soglia di sbarramento del 10% ed entrare dunque nel parlamento. Con 550 seggi totali, 276 è la soglia di maggioranza, mentre 367 sono necessari per poter approvare modifiche costituzionali, e 330 per poter andare ad un referendum. L’Akp, il partito per la giustizia e lo sviluppo, guidato da Erdogan, difficilmente raggiungerà la percentuale necessaria per cambiare la costituzione in completa autonomia, e governare il Paese senza una coalizione. Ma gli eventi dell’ultimo mese, la crisi dei rifugiati siriani, l’attentato ad Ankara, e l’intervento della Russia potrebbero far salire le quotazioni dell’Akp, che in presenza di un risultato favorevole, potrebbe decidere di tornare alle elezioni.

Un altro scenario è quello che vede il Partito per la giustizia e lo sviluppo scegliere finalmente la via della coalizione di governo con il CHP, partito moderato di centro sinistro, e maggiore forza di opposizione. Difficile invece, che Erdogan e Davutoglu cedano ad una coalizione con il HDP, il partito filo curdo, asceso al parlamento turco dopo le elezioni di giugno, il cui programma prevede un riavvicinamento pacifico e la fine dei conflitti con il PKK.

 

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