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Emergenza profughi in Italia: smartphone per gli immigrati, ecco perchè è giusto

Gran parte della popolazione mondiale affida gli impegni e il tempo libero alle numerosissime app scaricabili sul proprio smartphone, ma non come le centinaia di migliaia di persone che fuggono da guerra, fame, carestie. Sono gli immigrati dei quali si parla costantemente nell’ultimo periodo. Le stesse persone alle quali “diamo addirittura lo smartphone“, dicono gli italiani. Per almeno 5 buoni motivi, lo smartphone per i migranti non è un capriccio ma uno strumento indispensabile.

1) “I nostri telefoni sono la cosa più importante, anche più del cibo”, ha spiegato un siriano di nome Wael. Lasciano casa, famiglia e beni nel paese di origine. Lo smartphone, facile da trasportare, è l’unico mezzo che avranno a disposizione se sopravviveranno alla traversata della fortuna. In terra starniera, possono utilizzarlo per capire come muoversi. Inoltre, la sola maniera per restare in contatto con la famiglia. Tra l’altro, non avranno di certo l’ultimo top di gamma uscito, ma un modello sottocosto che possa connettersi ad internet.

2) Un uomo siriano ha descritto per l’International Rescue Committee come ha usato il suo telefono per cercare di contattare la guardia costiera greca, quando la sua barca stava affondando: il faro non era funzionante e l’uomo ha contattato la guardia costiera per segnalare il guasto. Dopo di che ha condiviso la posizione della barca, tramite Whatsapp. L’uomo ha salvato la vita di migliaia di persone con uno smartphone.

3) I migranti possono utilizzare Facebook come “tour operator”. Coloro che in molti vorrebbero rispedire al paese di origine, come fossero pacchi, pagano somme esorbitanti per avere un posto su un comodissimo gommone che non potrebbe viaggiare per 100 metri. Su Facebook, spiega il presidente della International Rescue Committee, i migranti si scambiano i nomi dei contrabbandieri più affidabili. Sembra un paradosso, ma è la cruda verità.

4) L’accesso ad internet, ma più precisamente ai social, in particolare Facebook e Whatsapp, dove creare gruppi è cosa semplice e veloce, i migranti si cambiano opinioni, foto, consigli ed informazioni utili. In tal modo, il nuovo arrivato non verrà emarginato e saprà cosa dovrà aspettarsi dal paese raggiunto.

5) Infine, vi ricordo la condivisione delle foto su Facebook. Noi postiamo scatti con gli amici, utilizziamo Instagram per immortalare il lato migliore della nostra bistecca. I migranti, invece, pubblicano foto di gruppo, al fianco del compagno di viaggio che insieme a loro ce l’ha fatta. La foto, che farà il giro del web, diventa un invito a combattere: è la testimonianza reale che tutto è possibile.

Image credit: Shutterstock

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