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Emilia Romagna, ‘ndrangheta arresti operazione “Grimilde”: presunti boss e un politico in manette

Un nuovo colpo è stato inflitto alla ‘ndrangheta in Emilia Romagna. Oltre 300 agenti di Polizia sono al lavoro in una maxi operazione per eseguire una serie di misure cautelari nei confronti di presunti appartenenti alle cosche legate ai Grande Aracri di Cutro e che da tempo operano nella regione. I provvedimenti emessi dal gip di Bologna su richiesta della Dda, nell’ambito dell’operazione “Grimilde”, prevedono anche la perquisizione di un centinaio di soggetti in tutta Italia che, pur non essendo destinatari della misura cautelare, sono comunque risultati collegati alla cosca.

Emilia Romagna, ‘ndrangheta arresti: nel mirino la famiglia Grande Aratri

Gli arrestati sono accusati a vario titolo di associazione di stampo mafioso, estorsione, tentata estorsione, trasferimento fraudolento di valori, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, danneggiamento e truffa aggravata. Per l’esecuzione delle misure cautelari, sono impegnati – in diverse città dell‘Emilia Romagna – oltre 300 agenti. Le indagini nei confronti dei presunti appartenenti alle famiglie di ‘ndrangheta sono state coordinate dal Servizio centrale operativo (Sco) della Polizia e condotte dagli uomini della Squadra mobile di Bologna in collaborazione con quelle di Parma, Reggio Emilia e Piacenza. Tra i destinatari dei provvedimenti restrittivi eseguiti dalla polizia contro la ‘ndrangheta in Emilia Romagna, figurano Francesco Grande Aracri e i due figli Salvatore e Paolo, ritenuti ai vertici del clan operante nelle Province di Reggio Emilia Parma e Piacenza. Francesco Grande Aracri – già condannato per associazione mafiosa – viveva coi figli a Brescello, in provincia di Reggio Emilia; comune noto per essere stato il primo, in Emilia- Romagna, sciolto per infiltrazioni della criminalità organizzata, a fine 2017.

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Arresti ‘ndrangheta: coinvolto anche il presidente del consiglio comunale di Piacenza

Non solo boss tra i destinatari del provvedimento: anche Giuseppe Caruso, attuale presidente del consiglio comunale di Piacenza, è stato arrestato in quanto ritenuto appartenente al gruppo mafioso capeggiato dagli altri. Nell’ambito della stessa operazione è in corso di esecuzione un decreto di sequestro preventivo di beni emesso dalla Dda di Bologna nei confronti dei principali appartenenti al gruppo criminale riguardante società, beni mobili ed immobili, conti correnti. “La giornata inizia bene! – ha commentato il vicepremier Matteo Salvini alla notizia degli arresti – Nessuna tregua e tolleranza zero per boss e delinquenti della malavita. Avanti tutta contro i clan”.

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