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Emilia Romagna: vietato vendere gadget fascisti, ecco l’iniziativa della Regione

La Regione Emilia Romagna ha approvato una risoluzione, con i voti favorevoli di Pd, Sel e AltraEr, contrari Lega Nord, Forza Italia e Fdi-An, astenuto il gruppo M5s, sul divieto di vendita di gadget fascisti. Infatti il provvedimento in questione prevede l’estensione del reato di apologia del fascismoanche alla vendita e diffusione di gadget con immagini del regime“. Magliette, accendini, posacenere, asciugamani, bottiglie di vino e calendari saranno messi al bando. I prodotti con sopra le facce di Hitler, Mussolini o altri loghi ben contraddistinti non saranno più tollerati.

Il giro di vite è cominciato, la Regione ha inoltre chiesto alla Giunta “di intervenire nelle sedi opportune affinché il reato di apologia del fascismo sia esteso anche alla vendita e diffusione di gadget e oggetti con immagini del regime fascista e nazista e venga inserito nel codice penale, consentendo così la repressione dei reati legati alla riproduzione di atti, linguaggi e simboli del nazifascismo“. Insomma adesso vendere questo tipo di prodotti potrebbe perfino portare al carcere.

Contrastanti i primi commenti sulla decisione. Nadia Rossi, Partito Democratico, nonché prima firmataria, ha affermato in un’intervento a Repubblica che la memoria non può venire offuscata da mere logiche commerciali, mentre per Tommaso Foti, An-Fdi, l’ordinanza “compromette il commercio di cimeli e pubblicazioni dell’epoca fascista in mercatini di antiquariato“. Emanuele Fiano, capogruppo Pd in commissione Affari costituzionali alla Camera, spiega che la proposta consiste in un solo articolo “in base al quale chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, anche attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni“.

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