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Enrico Garozzo scherma, intervista esclusiva allo spadista: “In pedana per vincere sempre”

Da Acireale in punta di spada. Dalla Sicilia a Rio 2016 e ora sulla strada per Tokyo 2020. Enrico Garozzo ha le idee chiare e la determinazione negli occhi di chi sa esattamente dove vuole arrivare: quando sale in pedana e si prepara al primo assalto non ci sono mezze misure, vincere è sempre il suo obiettivo e il lavoro quotidiano in palestra con la Nazionale di spada ha creato un gruppo coeso e deciso a migliorare l’argento conquistato alle ultime Olimpiadi. Accanto a suo fratello Daniele, Enrico Garozzo ha vissuto le emozioni della prima partecipazione olimpica, gioendo per la medaglia d’oro conquistata dal fratello nel fioretto e poi lottando per quella d’argento messa al collo con Paolo Pizzo, Marco Fichera e Andrea Santarelli. Abbiamo intervistato in esclusiva Enrico Garozzo, facendo un punto sulla sua carriera, parlando dell’esperienza a Rio e delle sue passioni fuori dalla pedana.

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Garozzo spada

Cosa porta dentro di sé dell’esperienza olimpica?
“Sicuramente l’argento vinto nella gara a squadre. Poi tantissime emozioni, l’Olimpiade è un frullatore di emozioni: dalla partenza al ritorno, dalla cerimonia di apertura fianco a fianco mio fratello, alla medaglia vinta da lui fino a quella conquistata nella prova a squadre di Spada. Sono delle sensazioni fortissime che non dimenticherò mai”

Ha vinto l’oro mondiale giovanile ad Acireale, la sua città sportiva. Cosa ha provato?
“Acireale è la mia città sportiva e la mia città natale, è la città a cui sono molto legato e che mi manca molto perché posso tornare in Sicilia soltanto per le feste comandate. Un oro a livello giovanile è sempre un grande traguardo, probabilmente si è trattato del giorno più bello della mia vita fino all’argento di Rio. Raggiungere il titolo mondiale in casa è una sensazione unica, diversa da vincere quando si è dall’altra parte del mondo. Di quel giorno porto con me il ricordo della mia professoressa di filosofia in lacrime sotto il podio che cantava l’inno di Mameli insieme a me. Quest’immagine è qualcosa di unico che si può quasi paragonare a quello che ho provato sul podio di Rio.”

Ha vinto l’oro a livello giovanile ma nel suo palmares non c’è ancora la consacrazione a livello senior. Cosa le è mancato fino ad ora?
“Sono arrivato a Rio 2016 da numero 2 al mondo, nel 2014 ho ottenuto il bronzo ai Mondiali di Kazan. Mi manca l’oro individuale ma non è mai facile ottenerlo, ci vogliono delle circostanze particolari. A Kazan ad esempio ho perso con un coreano molto forte, che tuttavia era alla mia portata. Forse quel giorno in Russia ho buttato via la rincorsa al titolo per inesperienza. Quel che serve magari è un pò di cattiveria agonistica in più al momento giusto e un pò di fortuna in certe circostanze.”

Garozzo spada

Il gruppo di Rio 2016 si sta consolidando e state raccogliendo risultati importanti. La ricorsa a Tokyo 2020 però è ancora lunga.
“Quattro anni sono tanti ma possono essere anche quattro anni in cui si può raccogliere molto in termini di risultati. Siamo una squadra molto giovane. Anche Paolo Pizzo che compirà 34 anni in stagione è ancora giovane sportivamente parlando: se considerate che a Rio 2016 l’argento nell’individuale aveva 42 anni, possiamo dire che Paolo è un ragazzino. Abbiamo davanti a noi quattro anni di grande lavoro e speriamo di grandi successi. Siamo un gruppo che ha molta fame, una caratteristica che spesso ci riconoscono. Siamo fieri della grande passione che mettiamo sulla pedana, lavoriamo duramente in palestra e abbiamo grandi qualità.”

Nel momento in cui si prepara al primo assalto, qual è la prima cosa che si materializza nella sua mente?
“Vincere, voler arrivare al successo. Questa è una cosa che grazie a Dio non mi è mai mancata. Quando metti la maschera non si conosce più nessuno, sportivamente parlando bisogna essere cattivi e non voler bene a nessuno. Noi diciamo sempre che bisogna essere dei ‘cani rognosi’.”

Garozzo spada

Quando scende dalla pedana e lascia la spada si mette dietro i fornelli. Una passione che rispecchia le sue radici sicule. 
“Si diciamo che inizialmente ho dovuto fare di necessità virtù. Quando ti trasferisci da ragazzino è quasi un dovere visto che se non impari a cucinare quando torni a casa non mangi. Quindi piuttosto che mangiare sempre la stessa cosa ti ingegni per imparare a stare dietro i fornelli. Con il passare del tempo diventa una passione e un piacere cucinare. Ti diverti e diventa un momento di relax. Quando scendi dalla pedana si cerca un modo per distrarsi, un’attività che ti piace e che ti fa stare bene.”

Garozzo spada

Foto credits: Augusto Bizzi Photo

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