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Enrico Ianniello, Un Passo dal Cielo 3: intervista esclusiva

Nei cinema, a teatro, in tv, ma anche nelle librerie. Enrico Ianniello è ovunque. Mentre il pubblico lo apprezza nei panni del commissario Vincenzo Nappi in Un Passo dal Cielo 3, la fiction di Rai 1 con Terence Hill, lui, artista poliedrico che ama esprimersi in modi diversi, è impegnato a teatro con I giocatori, dal 4 al 7 febbraio sarà infatti a Modena, o in libreria per la promozione di La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin. Urbanpost è riuscito però a raggiungerlo per una intervista esclusiva.

Quanto c’è di Enrico Ianniello in Vincenzo Nappi? (ride) Di Enrico Ianniello in Vincenzo Nappi ci sono tutte le parti positive, le parti negative no. (ride)

Come le piacerebbe, invece, che evolvesse il tuo personaggio in una possibile 4 serie, dato il successo? Semmai si facesse una quarta serie di Un Passo dal Cielo mi piacerebbe che il mio personaggio, Vincenzo Nappi, continuasse sulle linee che ha intrapreso. Che possa fare sempre maggiore simpatia. Sia una indagine, sia l’aspetto sentimentale, sia la relazione burrascosa con Huber mi piacerebbe che fosse così. La gente quando mi ferma per strada mi dice sei troppo simpatico. Ecco questa cosa a me piace. Quindi vorrei che continuasse ad essere sempre più simpatico.

Quanto hai trasformato, quanto hai messo di tuo, nella sceneggiatura che hanno scritto gli autori, come, cioè, ti sei cucito addosso il personaggio. All’inizio il mio sforzo è stato quello di fare un napoletano meno oleografico, meno folcloristico, per capirci. È stato uno sforzo che ho fatto io rispetto a loro .. poi insieme lavoriamo per costruire tutto. Il mio personaggio è un personaggio molto serio sul lavoro, molto dignitoso in quello che fa, ma anche molto incapace, soprattutto con le donne. Questa è la cosa che fa sempre molta simpatia. Poi a me personalmente piace lavorare su un Vincenzo poco eroico. Il suo eroismo sta nel fatto di essere veramente una persona qualunque. Vincenzo Nappi non si presenta mai come colui che può risolvere tutto.  Non è l’eroe sul cavallo bianco che risolve ogni cosa. No, infatti, anche perché di eroe a cavallo ce ne è già uno nella serie! (ride)

Per uno che da piccolo voleva farsi prete arrivare a lavorare al fianco di donne bellissime come Gaia Bermani Amaral e Rocio Munoz Morales è un bel cambio di programma, o no? Come ti sei trovato a lavorare con le tue partner sul set? È stato bello lavorare con loro. Per uno che voleva farsi prete e che si è ritrovato con tutte queste donne vicino, ti risponderei da prete: “mistero della fede”.  È stato divertente lavorare con loro e poi a me piace moltissimo divertirmi mentre si lavora, creare un ambiente confortevole per tutti ed è successo sia con Gaia che con Rocio che con Miriam….  Ho cercato di creare una atmosfera divertente con tutte loro e mi pare che ci siamo riusciti.

Qualche anticipazioni o qualche aneddoto del dietro le quinte che ci puoi raccontare? Anticipazioni no, perché … diciamo che non le so neanche io. Girando venti ore ti televisione, che poi ne giriamo molte di più,, alla fine confondi tutto e non ti ricordi cosa viene prima e cosa viene dopo. Aneddoti … ho sempre molta difficoltà perché non me li ricordo mai! (ride)

Come è cambiata la tua vita dopo il successo di Un Passo dal cielo? Ti parlo da Bibbiena, in questo momento, che è un piccolo paesino in provincia di Arezzo dove questa sera farò il mio spettacolo come faccio ormai da venticinque anni circa. La mia vita quindi è cambiata perché la gente mi riconosce, sono un po’ cambiati anche i tempi di lavoro e quindi in questo è cambiata  molto in meglio, ma io continuo a godere molto del fatto che faccio le mie tournée nei teatri, incontro la gente la sera e sono felice di vederli uscire felici e contenti. È un arte contemporanea. Ci sei contemporaneamente tu e il pubblico nello stesso momento e nello stesso posto.

L’amore più grande rimane sempre il teatro? Tra i grandi amori, uno dei più grandi è quello del teatro.

Attore, regista e scrittore, è da poco uscito il suo libro La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin, una persona così poliedrica come te quali progetti ha per il futuro, dove ti troverà la gente? Mi troverà nelle librerie dove faremo la presentazione del libro, e saremo un po’ in tutta Italia. Ma soprattutto a Modena dal 4 al 7 febbraio, al teatro delle passioni. Per uno spettacolo che ha vinto dei premi molto importanti ed è molto bello. Non lo dico perché l’ho fatto io ma veramente la gente esce con una gioia negli occhi incredibile. Altri progetti? Uscirà il film di Nanni Moretti in cui avrò un ruolo abbastanza importane e quindi attendo l’uscita, intanto faccio la presentazione del libro e preparo il mio prossimo spettacolo che andrà in scena in autunno e cerco ricavare uno spazio per riposarmi un po’ e stare con mio figlio e la mia compagna, se no mi menano. (ride). La gente non lo sa, ma è un sacrificio stare lontano dai propri cari. Un sacrificio che si fa insieme, lo faccio io, ma lo fanno anche loro.

Vuoi aggiungere tu qualcosa, magari rispondere a una domanda che non ti hanno mai posto e che invece avresti voluto sentirti fare? No, non vorrei aggiungere nulla. Diciamo che aspetto tutti a teatro perché se Nappi fa simpatia in televisione, l’altro mio io riuscirà a catturarli anche a teatro. E’ bello, infatti, che tutta la gente che viene a vedermi poi mi aspetta e mi dice “Commissario ma lei è veramente bravo”, perché in teatro è come vedere uno che fa il salto in alto davanti ai tuoi occhi ….  può cascare, possono succedere cento cose ….. ed è li davanti a te in quel momento!

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