in

Enrico Nigiotti, da Amici a Sanremo: parabola ascendente di un artista ribelle

Enrico Nigiotti, una delle Nuove Proposte di Sanremo, si racconta ad UrbanPost: “Questa volta sarà diverso: io sono cambiato, cresciuto per molti versi. Ho capito che quando hai la fortuna di saltare al volo su un treno per la seconda volta, non puoi davvero lasciartela sfuggire dalle mani. Lo devo a me stesso, a tutti gli amici e le persone che mi vogliono bene che mi hanno supportato- e sopportato. E, infine, lo devo anche a tutte quelle persone che non conosco, e che non conoscono me, ma che ogni mattina si alzano per andare a fare un lavoro che non gli è mai piaciuto”.

Eccolo Enrico Nigiotti, l’ex “bello e dannato” di Amici, l’unico nella storia del talent di Maria De Filippi capace di mollare tutto e andarsene ad un passo dalla finale, spezzando così il cuore delle sue numerose e anonime fan e facendo fallire il progetto discografico della più famosa di tutte, la biondissima Caterina Caselli. Prima ad aver creduto in lui, quando Enrico aveva 18 anni gli aveva fatto firmare un contratto con la sua Sugar, una delle case discografiche più potenti d’Italia; eppure, in pochi minuti di diretta tv, il compositore livornese (“cantautore no, mi sembra troppo”) bruciò il proprio sogno di successo e quello della produttrice milanese, convinta che il talent di mediaset avrebbe dato linfa vitale alle vendite del suo primo disco.

Lo strappo fu grande, non c’è che dire, se è vero- come è vero- che sul sito della Sugar c’è un’ampia libreria musicale che attraversa tutto il novecento e dove, però, il nome di Enrico non appare neanche di sfuggita. Si dice sempre che una seconda possibilità va data a tutti. Eppure non è proprio da tutti ottenerla: “E adesso non mollo- ripete- non se ne parla”. Enrico è così, un mix di contraddizioni che oscillano tra i tentativi di essere mainstream e il coraggio di non esserlo abbastanza, la capacità di sfornare canzoni davvero orecchiabili eppure originali, con riff sempre diversi. Con una costante di tematiche, però, se è vero che i suoi testi parlano quasi solo di amore: “Io parlo di quello che vivo e di quello che vedo. Non sono impegnato, nel senso di politicamente impegnato, anche perché un cantante che fa musica commerciale non può essere impegnato: una protesta che asseconda il consenso non è una protesta. Io parlo delle cose che vivo– continua- se ho un amico che si droga parlo della droga, se mi lascio racconto una storia che finisce, non ho le pretese di descrivere un mondo, cerco piuttosto di descrivere il mio. La politica non mi interessa, io voglio fare canzoni”.

Facciamo un passo indietro. Amici di Maria De Filippi

“I talent, ad oggi, sono una delle poche possibilità per chi come me vuole fare musica. Io l’ho avuta, ed è stata una bellissima esperienza. Purtroppo non ho un carattere adatto a sottostare a quelle regole, mi sono eliminato da solo ed ho fatto confusione. Però non l’ho mai rinnegato: mi ha dato la popolarità, la possibilità di suonare i miei pezzi, e poi è anche un’ottima vetrina per le case discografiche. Oggi la visibilità è molto importante, spesso anche più della qualità”.

Che cosa ti è rimasto di quell’esperienza?

“Ho avuto l’opportunità di stare sei mesi in tv, di stare in mezzo a chi ci lavora, vedere come funziona. Mi è servito molto, anche per superare la timidezza davanti alle telecamere. Ovviamente avevo già suonato davanti ad un pubblico, ma la televisione dà emozioni fortissime, sai che sei in prima serata e ti stanno guardando in tutta Italia. Poi abbiamo fatto anche il tour di Amici, e lì ho sperimentato cosa voglia dire suonare davanti a 30.000 persone: mi sono abituato a stare sul palco, sono cresciuto professionalmente. E anche se è passato del tempo le cose che ho imparato mi sono rimaste addosso. Ho imparato a leggere a 5 anni, eppure so ancora leggere, no?”

E poi, dopo Amici, che è successo?

“Dopo il tour estivo di Amici ho smesso di fare serate di quel genere, volevo concentrarmi su altre cose. Non volevo più, come si suol dire, fare marchette. Avevo perso il contratto discografico, ero rimasto a piedi ma l’ultimo mio desiderio era quello di diventare “quello che ha fatto Amici”. Ok, ho pensato, il mio obiettivo è quello di fare un disco, non quello di fare i concerti. Probabilmente ho ragionato al contrario rispetto a tanti altri “ex”, ma alla fine ho avuto ragione

Che cosa ti dicevano gli altri?

“Devi suonare in giro, devi farti conoscere. Ma io ero consapevole che oggi non funziona più come negli anni ’70, quando le case discografiche cercavano i talenti nei pub. E poi io ero già stato su uno dei palchi più popolari d’Italia, che senso avrebbe avuto suonare nei locali? Mi piace suonarci, è divertente, ma è una cosa che a me non interessa. Io voglio arrivare al grande pubblico

Non avresti comunque composto e suonato musica?

Non mi è mai interessata una carriera da cantautore indipendente; non perché non stimi chi lo fa, semplicemente non è una cosa che mi si addice: non mi ci vedrei io, non mi sento così. E poi sarebbe stato un fallimento. Sia chiaro, non voglio dire che chi fa musica indie sia un fallito, al contrario; è solo che per me, che ambivo a una cosa completamente diversa, sarebbe stato un ripiego, una seconda scelta. Sarebbe stato giusto guardarsi allo specchio e dire: ho fallito, questo sogno lo devo proprio abbandonare. Io sono fatto così: o ottengo quello che voglio come lo voglio, oppure cambio strada. Le uniche serate che ho fatto le ho fatte per divertimento, poi ho cercato di lavorare e di scrivere”

Hai mai pensato di scrivere per gli altri?

“Ecco, questa è una cosa che mi piacerebbe fare. Qualche anno fa non l’avrei mai detto, ma ho scoperto che sono a mio agio anche a comporre, la trovo proprio una bella cosa”.

Com’è che hai scoperto questa passione per la composizione?

“In questi tre anni ho letto tantissimo, sopratutto i testi degli altri; ho cominciato ad ascoltare anche gli artisti che non mi piacevano, ed ho capito che si deve ascoltare tutto, anche per capire, di una cosa che non ci piace, cos’è che non ci piace, perché. E perché, semmai, un testo funziona. Anche se a me non piace, perché funziona?”

Chi sono i tuoi modelli di riferimento?

Il primo amore è il blues ma ascolto un po’ tutto. Mi piacciono i cantautori italiani, Tenco, De Andrè, De Gregori, Ciampi. Ma non posso dire di ispirarmi a loro: io non voglio somigliargli, anche perché oggi un mercato del genere non esisterebbe. Oggi c’è Tiziano Ferro, che è bravissimo ed è giusto che abbia successo. Sono nato nel 1987 e scrivere come De Gregori o De Andrè- sempre che mi riuscisse- sarebbe anacronistico”

Hai detto che ti senti cresciuto, migliorato. Quanto c’entra questo con il fallimento iniziale?

“Innanzitutto sono cresciuto anagraficamente, ho dovuto affrontare situazioni difficili e sono maturato. Poi la consapevolezza di aver perso l’occasione della vita mi ha fatto avere paura. Però non mi sono mai arreso: ho scritto tanto ed ho mandato testi a chiunque. E, puntualmente, il chiunque di turno me li ha rimandati indietro. E’ grazie a questo che ho cominciato a scrivere con più cervello, meno d’impulso, perché sapevo che se volevo essere ascoltato dovevo essere bravo il doppio: tutti mi credevano un matto, una persona totalmente inaffidabile. Per questo dovevo colpire al primo ascolto. Ho lavorato per unire orecchiabilità e qualità

Torniamo a questi tre anni. Com’è avvenuto l’incontro con Adele Di Palma?

“Ho avuto la fortuna di conoscere Adele per caso. Io gli ho mandato un’email con due pezzi, la stessa che avevo mandato a decine di persone, e lei è stata l’unica che mi ha risposto. Poi si è aggiunto anche Brando (nome d’arte per il produttore Orazio Grillo, ndr), ed anche lui ha creduto in me. Questo team mi ha portato ad avere il contratto con la Universal, con la quale avrei dovuto fare solo l’album. Poi, d’improvviso, è arrivato anche Sanremo. E per la seconda volta in vita mia ho avuto fortuna: non posso non dedicare un pensiero ai miei genitori, che mi hanno sempre supportato; è una cosa per cui non finirò mai di ringraziarli. E poi, non voglio essere ipocrita, anche la situazione economica della mia famiglia è stata importante”

Credi di essertela meritata questa seconda possibilità?

“Si, sono sincero. Anche perché mi sento migliorato, artisticamente parlando. Ho imparato anche ad essere più morbido, più disponibile ad accettare i compromessi perché ho capito l’importanza di poter fare un lavoro che mi piace: magari essere sfruttati fosse fare le cose che ci chiedono di fare a noi musicisti! Non mi sento privilegiato, ma fortunato si

Spiegaci come è nata “Qualcosa da decidere”, la canzone con cui parteciperai al festival di Sanremo

“Una sera mi trovai con Samuel Galvagno, un mio amico che fa il dj, e cenammo insieme dopo una giornata di mare. Cominciammo a suonare improvvisando, e per caso venne fuori un pezzetto carino. Più lo suonavamo più ci rendevamo conto del fatto che potesse funzionare. Lo registrammo nel suo studio, nel frattempo avevo già fatto il provino alla Universal. Mi convinsi a mandargli il pezzo, era diverso da quello che avevo scritto nei tre anni precedenti, era un pezzo allegro, fresco, piacevole. Parla dell’innamoramento, delle prime volte che esci con una ragazza e dell’iniziale imbarazzo che pian piano si scioglie. Il brano è piaciuto subito: per me è stata come una rivincita. Non solo per me, ma anche per Samuel, anche lui vorrebbe fare musica ma adesso è disoccupato. Prenderà una parte di diritti, è coautore del brano: so che mi guarderà dal divano e farà il tifo per me

Cosa pensi della tua città? In questi ultimi tempi si è sentito parlare molto di artisti livornesi, penso alla band livornese dei Virginiana Miller che ha vinto il premio Tenco, a Bobo Rondelli, o al regista Virzì che ha sfiorato la candidatura agli Oscar con il film “Il capitale umano”.

Livorno è una città stupenda, ma ti offre poco. Se abiti a Milano, per esempio, puoi suonare in un pub ed essere ascoltato da qualcuno. Qui, la sera, non c’è nessuno. C’è però da dire che suonano tutti, e ti può succedere di suonare con grandi musicisti, anche se non sono conosciuti dal grande pubblico perché non sono commerciali. Puoi andare in Bodeguita, un locale nel quartiere della Venezia, e suonare con Roberto Luti, che secondo me è uno dei migliori chitarristi al mondo. Ci sono talento e prospettive anche se non vengono sfruttate. Un po’ è il nostro carattere, che non si presta alle regole. Ma purtroppo o per fortuna, se vuoi emergere te ne devi andare. Chi emerge da Livorno è chi ha tenuto duro. Livorno è una città che sta stretta, sempre

Che consiglio ti senti di dare ai tuoi fans e ai lettori di UrbanPost in generale?

“Se avete un sogno, non mollate
. In tanti mi prendevano in giro: sei una meteora, mi dicevano. Fra i miei concittadini ero stigmatizzato come l’ex di Amici, quello che non avrebbe mai fatto altro, che aveva già toccato l’apice della carriera. Ma ho insistito, non si deve mai mollare perché ce lo dicono gli altri. E’ stato un grosso rischio, ho 27 anni. Ora però ho la possibilità di vedere se quello che faccio funziona davvero; se non funzionasse me ne farò una ragione. Ma prima di dirlo voglio averci provato fino in fondo

offerte spa san valentino

San Valentino 2015 alle terme: offerte low cost per spa, hotel e relax

selfie con il morto Daniela Poggiali

Daniela Poggiali selfie con il morto, l’infermiera killer dal carcere: “Voglio tornare a lavorare”