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Enrico Ruggeri: «Mi dà fastidio pensare che qualcuno mi veda e dica: ‘Io con quello ho tirato di coca’»

In un’intervista a “Vanity Fair” Enrico Ruggeri si è raccontato come mai prima d’ora. Il cantautore milanese ha parlato della sua carriera che faceva fatica a decollare, del rapporto complicato con la droga e con il mondo della politica e del legame con il padre. Il 15 marzo 2019 è uscito Alma, il suo 35esimo album in studio, un traguardo importante per un artista che ne ha passate tante.

Enrico Ruggeri: «Come il figlio dell’alcolista che ha due opzioni: diventare alcolista a sua volta o essere astemio; la via di mezzo non è possibile!».

«Sono fortunatissimo perché ho il disprezzo del denaro tipico dei ricchi e la rabbia dei poveri. Per fortuna negli anni 80 e 90 ne ho fatti tantissimi. All’epoca i soldi sembravano non finire mai. In quegli anni a Milano era difficile evitare la cocaina: tutti sniffavano, anche gli operai che mi ristrutturavano casa. Mi dà fastidio pensare che da qualche parte ci sia un coglione che mi vede in tv e dice agli amici, vedi Ruggeri, io con quello ho tirato di coca!», ha confessato Enrico Ruggieri, che ha aggiunto: «La droga avvicina persone che non c’entrano niente tra loro. Tutto tempo perso!». Sul padre, poco presente, il cantante ha raccontato: «Oggi si direbbe che soffriva di depressione, all’epoca era soltanto un tipo strano. Stava tutto il giorno in pigiama. Non ha mai lavorato, ha passato la vita a dilapidare il patrimonio che aveva ereditato!». Una malattia la depressione a cui il cantante di Mistero ha dedicato parecchie testi: «Ci ho scritto parecchie canzoni. Le persone non sanno come approcciarsi al tema. è ancora un grande tabù. […] Se sei depresso nessuno sa cosa fare. Forse il fatto di non essermi mai preso una vacanza è stato il mio modo di reagire. Come il figlio dell’alcolista che ha due opzioni: diventare alcolista a sua volta o essere astemio; la via di mezzo non è possibile!». Proprio a proposito del padre Ruggeri ha voluto raccontare un aneddoto. Senza clamore questi era andato ad assistere ad un suo concerto nel 1980 a San Siro: «L’ho saputo però solo anni dopo, lui non me l’aveva detto, chissà perché. È stato un gesto clamoroso, che mi commuove ancora se ci penso!». 

Enrico Ruggeri: «Io suonavo e non mi interessavo di politica: già questo voleva dire essere di destra!»

Nel corso dell’intervista Enrico Ruggeri ha spiegato anche quanto contasse quando era poco più che un esordiente l’impronta politica per i musicisti della sua generazione: «Io suonavo e non mi interessavo di politica: già questo voleva dire essere di destra. Non ero niente e non ho mai votato. Però venni minacciato perché avevo i dischi di Bowie: quella sinistra così stalinista era super omofoba e quell’immaginario glam non era gradito. Il musicista doveva essere il cantautore con la barba, scarno, brutto. Senza alcun senso dello show, che è poi il grande limite del cantautorato italiano: bei testi, musiche così così e spettacolo nullo!». Il non schierarsi ha decisamente influito: «Questo l’ho pagato. La critica non mi ha mai messo in serie A: neanche in B, diciamo in A1. Cosa peraltro abbastanza semplice da fare, perché in Italia i cantautori non mancano!». 

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